Il Gruppo di Lavoro europeo sull’Egitto, formato da esponenti di punta dei maggiori ‘think tanks’ europei – per l’Italia, l’Istituto Affari Internazionali – e sostenuto da eminenti personalità politiche europee fra cui l’ex ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, lancia un appello all’Ue sulla tragica vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato e ucciso in Egitto.

Diamo volentieri voce, in questo spazio, al Gruppo, il cui appello recita:

Crediamo sia ora per l’Unione europea di assumere una posizione netta e decisa nei confronti dei recenti episodi accaduti in Egitto. Una presa di posizione più chiara e decisa consentirà di servire al meglio sia gli interessi dell’Europa, che quelli del popolo egiziano. Da troppo tempo ormai l’Ue è rimasta silenziosa sulle questioni politiche, giudiziarie e riguardanti i diritti umani in Egitto, mentre la linea politica di numerosi Stati membri è stata all’insegna della normalizzazione delle relazioni con il governo del presidente Abdel Fattah el-Sisi.

Al contempo, le repressioni del governo egiziano hanno raggiunto un punto in cui la mera esistenza dei diritti umani è a rischio, in cui non vi è nessuno che risponda delle torture inflitte, delle morti in custodia, delle sparizioni forzate, nonostante l’evidenza oltre ogni dubbio della responsabilità dello Stato per queste pratiche. La morte di Giulio Regeni e le questioni irrisolte che la circondano, al centro delle preoccupazioni italiane e dell’Unione europea, sono emblematiche di un problema ben più esteso che affligge sistematicamente numerosi cittadini egiziani.

La recente riapertura del caso “finanziamenti stranieri”, finalizzato a colpire le più importanti organizzazioni per i diritti umani del Paese, minaccia la sopravvivenza di quei gruppi che tentano di documentare abusi di diritti e potrebbe minacciare gli attivisti per i diritti umani con condanne all’ergastolo. Invece di perseguire questi gruppi, il governo dovrebbe assumere misure per far fronte al problema degli abusi commessi dagli stessi servizi di sicurezza, abusi che stanno provocando un crescente malcontento in Egitto e una diffusa preoccupazione tra l’opinione pubblica europea. Il governo egiziano dovrebbe anche abbandonare la pratica di arresti per reati di opinione, espressione politica e proteste pacifiche.

La repressione in corso ha dimostrato di essere controproducente anche per la stessa stabilità dell’Egitto ed è ora divenuta un ostacolo innegabile per le possibilità dell’Ue di cooperare pienamente con il paese. Più in generale, l’eccessivo focus sulla sicurezza da parte del regime egiziano, che si manifesta con repressioni e nel non perseguire politiche di inclusività, ha impedito di compiere progressi per quanto riguarda le sfide economiche e sociali dell’Egitto.

Pertanto chiediamo ai leader europei di essere chiari nel messaggio da dare alle autorità egiziane:

• L’Ue e i suoi Stati membri rimangono convinti dell’importanza delle relazioni con l’Egitto e rimangono impegnati a sostenere uno sviluppo politico, economico e sociale inclusivo. L’Egitto e l’Unione europea sono uniti da vari fattori, inclusi interessi rilevanti e condivisi in materia di sicurezza, stabilità regionale e legami commerciali.

• Tuttavia le relazioni future fra l’Ue e l’Egitto dovranno venire necessariamente meno fintantoché le autorità egiziane manterranno politiche che l’Ue considera violazioni dei principi fondamentali, inclusa la persecuzione di gruppi a difesa dei diritti umani, l’impunità per le violazioni commesse dai servizi di sicurezza e le detenzioni degli oppositori politici. Queste politiche non porteranno certamente quella stabilità che sia l’Egitto sia l’Ue vogliono raggiungere.

• Pertanto l’Ue ritiene che l’Egitto debba: 1) avviare una riforma del settore della sicurezza, che prima di tutto spazzi via il ricorso alla tortura e alle sparizioni forzate da parte di agenti dello stato, in linea con gli standard internazionali riconosciuti; 2) abrogare le leggi che permettono le molestie e la repressione delle organizzazioni della società civile, così come le leggi che configurano la protesta pacifica come reato, e far decadere i procedimenti in corso in applicazione di queste leggi; e 3) Rilasciare i detenuti a causa di protesta non violenta e i prigionieri politici, preferibilmente per mezzo di un’amnistia su larga scala.

• L’Ue è pronta a offrire ogni assistenza per attuare queste riforme, e spera di poter di rendere più profonde le relazioni con l’Egitto man mano che queste riforme procedono. Tuttavia in assenza di tali riforme, le relazioni fra Ue ed Egitto non potrebbero che risentirne, e l’Ue continuerà a prestare massima attenzione a queste questioni e a sollevarle pubblicamente, laddove fosse necessario.

• L’Ue estende la propria solidarietà e sostegno all’Italia nella ricerca della verità e giustizia per le torture e l’omicidio di Giulio Regeni.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.