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Centinaia di editori europei di giornali e le loro associazioni di categoria chiedono al Vicepresidente della Commissione europea Joaquin Almunia di rigettare le proposte di Impegni presentate da Google in quanto non idonee a ristabilire condizioni di effettiva concorrenza nei servizi di ricerca e nella pubblicità ad essi associata (European Commission’s Competition Investigation of GOOGLE – AT.39.740)

Con una azione congiunta di coordinamento e di collaborazione senza precedenti, centinaia dei maggiori editori europei di giornali quotidiani e periodici e le loro associazioni di categoria a livello europeo e nazionale hanno predisposto un documento comune che evidenzia i limiti e le criticità degli Impegni proposti da Google, chiedendone l’immediato rigetto e ribadendo la necessità dell’adozione di uno Statement of Objections, passo necessario per il proseguimento dell’indagine europea.

Lo scorso 25 aprile 2013, Google ha presentato una serie di remedies che la Commissione europea ha sottoposto al c.d. market test, vale a dire alla valutazione e alla raccolta di osservazioni e commenti da parte dei soggetti interessati. I ricorrenti e le parti interessate sono stati invitati dalla Commissione a partecipare entro il 27 giugno, con l’invio di osservazioni alle proposte di Google.

Le associazioni tedesche degli editori di quotidiani (BDZV) e di periodici (VOZ) – con il supporto delle associazioni europee di categoria (ENPA, EMMA, EPC ed OPA) e di 18 associazioni nazionali (tra cui, per l’Italia, la FIEG) – hanno inviato al Vice Presidente della Commissione europea e Commissario UE per la Concorrenza, Joaquin Almunia, un documento in cui viene evidenziato il punto di vista degli editori europei sulle proposte presentate da Google al fine di bloccare la procedura di abuso di posizione dominante aperta in sede UE.

“Esprimo apprezzamento per lo spirito di collaborazione tra gli editori europei e fiducia nel sollecito intervento delle istituzioni europee”: così Giulio Anselmi, Presidente della FIEG, che è tra i firmatari della posizione congiunta, ha commentato la presentazione del documento comune degli editori europei, che rappresenta anche la posizione degli editori italiani di quotidiani e periodici. “Se Google non presenterà al più presto proposte sostanzialmente migliorative, gli editori europei chiedono che la Commissione utilizzi tutti i poteri legali, compreso un immediato Statement of Objections che preveda rimedi efficaci. Una ricerca equa e non discriminatoria realizzata con criteri imparziali nei confronti di tutti i siti web è prerequisito essenziale per lo sviluppo dei media e delle tecnologie a livello europeo”.

Helmut Heinen, Presidente della Federazione tedesca degli editori di giornali (BDZV), che è tra i ricorrenti dell’indagine antitrust europea, sottolinea: “Come minimo, Google deve sottoporre tutti i servizi, inclusi i propri, agli stessi criteri, utilizzando esattamente gli stessi meccanismi di analisi, indicizzazione, ordinamento e gli stessi algoritmi di presentazione. Google, senza consenso preventivo, non deve usare contenuti di terze parti al di là di ciò che è veramente indispensabile per la navigazione nella ricerca orizzontale”.

La Commissione UE, nelle sue conclusioni preliminari, ritiene che le azioni di Google creino “un danno potenziale per i consumatori in termini di riduzione della scelta, della qualità e della innovazione”. La Commissione afferma, inoltre, che è cruciale intervenire ora affinché la posizione dominante di Google nel mercato europeo della ricerca web (oltre il 90%) non precluda la possibilità di entrata di altri concorrenti.

Il Presidente dell’Associazione spagnola degli editori di quotidiani (AEDE), Luis Enriquez, anch’essa tra i ricorrenti, aggiunge: “I rimedi proposti da Google non risolvono i problemi generali e i danni fondamentali che la condotta di Google provoca nel mercato della Search e in quelli ad esso correlati e nessuno di questi rimedi mira a ristabilire una effettiva concorrenza. I rimedi proposti impongono a Google restrizioni di poco conto che tutt’al più modificherebbero di poco i suoi comportamenti ma non avrebbero in pratica alcun effetto sulla struttura del mercato. In alcuni casi potrebbero addirittura peggiorare le cose rendendo più stabile il dominio di Google e ingannando i consumatori. Pertanto noi tutti riteniamo che per ripristinare la concorrenza in un mercato disfunzionale siano giustificati e necessari rimedi più efficaci, comprese misure strutturali”.

Di seguito, la lista delle organizzazioni firmatarie e un Executive Summary del documento congiunto degli editori europei. Il testo integrale del documento, nella versione originale inviata alla Commissione europea, è consultabile sul sito della FIEG: www.fieg.it

La coalizione degli editori europei è formata dai ricorrenti Bundesverband Deutscher Zeitungsverleger (BDZV), Verband Deutscher Zeitschriftenverleger (VDZ), Asociación Editores de Diarios Españoles (AEDE) , dalle rispettive associazioni europee di categoria European Magazine Media Association (EMMA), European Newspaper Publishers’ Association (ENPA), European Publishers Council (EPC) and Online Publishers Association Europe (OPA Europe) e dalle associazioni nazionali firmatarie dell’iniziativa Aikakausmedia / Aikakauslehtien (AKM), Association luxembourgeoise des éditeurs de journaux (AL), Asociación de Revistas de Información (ARI), Czech Publishers’ Association (CPA), Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), Mediebedriftenes Landsforening, National Newspapers Of Ireland (NN), The Newspaper Society (NS), NDP Nieuwsmedia (NDP), Polish Chamber of Press Publishers (WP), Professional Publishers Association (PPA), Sanomalehtien Liitto (SL), Sveriges Tidskrifter (SMPA), The Swedish Media Publishers’ Association (TU), Union des Editeurs de la Presse Périodique (UPP), SCHWEIZER MEDIEN, Austrian Newspaper Association (VÖZ)

Executive Summary
La Commissione europea agisce perché ritiene che le azioni di Google costituiscano “un danno potenziale per i consumatori in termini di riduzione della scelta, della qualità e dell’innovazione” e ha affermato che è cruciale intervenire ora affinché la posizione dominante di Google nella ricerca web (oltre il 90%) non precluda la possibilità di ingresso nel mercato di altri concorrenti. Le conclusioni preliminari della Commissione indicano che:

· Google è dominante nella ricerca web e nella pubblicità legata alla ricerca all’interno dello Spazio economico europeo (See), con una quota stabile di mercato ben al di sopra del 90% della Search nella maggior parte dei Paesi europei; mercato caratterizzato da significative barriere all’entrata e da effetti di rete tali da rendere improbabile che un altro servizio di ricerca web possa sostituire Google.
· Google promuove i propri servizi di ricerca specializzati in modi che “spostano indebitamente il traffico dai concorrenti di Google nella ricerca specializzata a favore dei servizi di ricerca specializzata di Google”.
· Google ha abusato della posizione dominante sul mercato in particolare mediante il trattamento preferenziale dei propri servizi e l’utilizzo non autorizzato di contenuti di terze parti, come recensioni e informazioni giornalistiche.

I ricorrenti e le parti interessate sono stati invitati dalla Commissione a partecipare entro il 27 giugno a un “market test” sugli impegni proposti da Google (pubblicati il 25 aprile). In base ai risultati la Commissione può decidere di accettare l’offerta di Google, chiudendo in questo modo l’indagine senza sanzioni o multe, oppure di non accettarla.

Le proposte di Google sono chiaramente inefficaci ed è difficile immaginare come possano essere migliorate al punto di porre termine alla manipolazione della ricerca e alla indebita sottrazione di contenuti oltre che a ristabilire la concorrenza.
· Le proposte di Google rendono evidente la collocazione preferenziale e la sottolineatura grafica dei servizi propri piuttosto che escludere meccanismi del genere.
· La soluzione proposta riguardo alla etichettatura avrà come unica possibile conseguenza l’aumento dei click per i servizi di Google.
· I link rivali a pagamento forniscono a Google un altro strumento per rafforzare ulteriormente il suo dominio.
· Google potrà continuare a usare ampiamente e senza consenso contenuti di valore di terze parti.
· Le opzioni proposte per impedire a Google di usare i contenuti rendono i siti web virtualmente invisibili.
· Le proposte non fanno nulla per promuovere la concorrenza nella ricerca online o nei mercati correlati

Le associazioni firmatarie chiedono alla Commissione di astenersi dall’accettare le attuali proposte di Google o qualsiasi altro impegno che non risponda ai seguenti requisiti minimi:

· Criteri di ricerca e visualizzazione uguali per tutti i siti web, compresi i servizi propri di Google = tutti i servizi, compresi quelli propri, devono essere soggetti esattamente agli stessi standard, utilizzando gli stessi meccanismi di analisi, indicizzazione, ordinamento e gli stessi algoritmi di presentazione.
· Nessun uso senza consenso preventivo dei contenuti degli editori giornalistici (editori di giornali e di periodici) al di là di quanto è veramente indispensabile a scopi di navigazione nella ricerca orizzontale.
· Opzione per marcare le informazioni su una pagina web in modo che sia automaticamente leggibile (machine-readable) per esprimere i permessi e le limitazioni all’uso dei rispettivi contenuti.
· Nessuna punizione diretta o indiretta dei siti web che limitano l’uso dei propri contenuti.
· Nessun trattamento preferenziale degli aggregatori di informazione rispetto ai portali giornalistici online.

La Commissione sta trattando con Google una possibile soluzione dal maggio del 2012. Considerando i risultati fin qui ottenuti, a meno che Google non proponga molto presto nuovi impegni che rispondano ai criteri qui sopra descritti, ci attendiamo che la Commissione adotti immediatamente uno Statement of Objections.

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