Le NOC cinesi (compagnie petrolifere nazionali) sono grandi, beneficiano di forza lavoro a costi contenuti e hanno un grande potenziale per quanto riguarda ricerca e sviluppo. Ma mancano di esperienza e di figure specializzate
L’internazionalizzazione delle NOC conferisce un nuovo assetto globale ai settori del petrolio e del gas. In quanto portatrici di vari interessi, le compagnie petrolifere nazionali non possono divenire compagnie petrolifere internazionali (IOC), né sostituire queste ultime.
La posizione delle NOC e delle IOC nel campo delle fonti energetiche sta cambiando. Le NOC sviluppano una sempre maggiore aggressività e partecipano alla competizione in atto sul mercato energetico internazionale. Attualmente, oltre quaranta NOC hanno deciso di ampliare il loro mercato estero e molte altre seguono a ruota.
Le quattro maggiori NOC cinesi sono Sinopec Group, CNPC, CNOOC e Sinochem Group. CNPC apparteneva originariamente all’ex Ministero dell’Industria e del Petrolio e si atteneva a uno stile operativo tradizionale, caratterizzato cioè da un’intensa pianificazione e gestione. Al fine di adattarsi alle esigenze dell’economia di mercato socialista, il Consiglio di Stato ha concesso l’autorizzazione a modificare la società in NOC. In virtù dello status di sistema di gestione petrolifera, soprattutto visto il compito direttivo del governo, CNPC mantiene la funzione amministrativa e limita le altre compagnie petrolifere. Tuttavia, ciò ostacola lo sviluppo orientato all’esportazione e la strategia di internazionalizzazione della società.
La strategia estera delle compagnie nazionali
Le NOC cinesi si caratterizzano per i numerosi elementi a favore dello sviluppo estero. Sono sovradimensionate e beneficiano di una sufficiente fornitura di forza lavoro a costi contenuti. Conservano capacità potenziali di ricerca e sviluppo. La loro autosufficienza e una diplomazia di pace rappresentano le condizioni necessarie affinché le NOC possano fare da pionieri sul mercato estero. Di seguito vengono riportate le caratteristiche della strategia estera delle NOC cinesi.
La ricerca della cooperazione
La prima caratteristica è rappresentata dalla ricerca della cooperazione e dal perseguimento degli interessi relativi.
Le NOC hanno preso parte sempre più alla ricerca a livello internazionale e allo sviluppo del mercato. Allo scopo di soddisfare i crescenti bisogni dei consumatori e i requisiti per lo sviluppo, esse hanno velocizzato le fasi di internazionalizzazione. Le NOC cinesi hanno optato per il percorso della cooperazione con le compagnie petrolifere internazionali concorrenti. Sul mercato internazionale, gli Stati sono ossessionati dal gioco costituito dalla competizione e dalla cooperazione. Intraprendere una strada o l’altra dipende dalla scelta tra gli interessi assoluti o relativi.
Tecnologia e management
In secondo luogo, esse si sforzano di ridurre al massimo i rischi derivanti dalla cooperazione con i paesi produttori e rafforzando le attività volte a far progredire la tecnologia e il management.
Per oltre dieci anni, le NOC cinesi hanno ricercato fonti energetiche in tutto il mondo. Il Rapporto IEA del 2009 evidenziava che la partecipazione delle NOC cinesi alla competizione internazionale seguiva le regole del mondo degli affari. Il rapporto spiegava come il loro atteggiamento fosse compreso dal mercato internazionale. Grazie alla cooperazione con società di grandi dimensioni, le NOC hanno sviluppato la loro cultura di gestione e la loro tecnologia e hanno imparato a limitare i rischi.
Pipeline e diversificazione delle importazioni
In terzo luogo, le NOC sostengono la costruzione di pipeline transfrontaliere e realizzano la diversificazione delle importazioni di risorse energetiche.
La strategia estera delle NOC cinesi comprende la costruzione di pipeline, l’acquisto di energia e capitali e l’investimento in prodotti energetici. Al fine di garantire la sicurezza delle forniture energetiche, le NOC si sono impegnate a costruire numerose pipeline energetiche transfrontaliere. Tale costruzione ha diminuito la dipendenza dalla Malacca e contribuito a realizzare la diversificazione delle importazioni di fonti energetiche.
Fusioni e acquisizioni
In quarto luogo, l’internazionalizzazione viene rafforzata attraverso il sostegno alle fusioni e acquisizioni transnazionali.
Le NOC cinesi vedono con favore le acquisizioni. Recentemente, esse hanno anche acquistato raffinerie. Ad esempio, CNPC ha investito nella raffineria Grangemouth – INEOS in Scozia.
La ricerca di fonti energetiche non può essere descritta come un percorso semplice. I campi migliori sono stati acquisiti dalle grandi compagnie internazionali e alle NOC cinesi rimangono le aree più difficili dell’Africa e del Medio Oriente. Le acquisizioni recentemente approvate dalle NOC cinesi riguardano la NOC di Singapore e Addax Petroleum. Le compagnie estere fornivano condizioni migliori e i sistemi legali erano più sani di quello cinese. Di conseguenza, molte società non hanno voluto essere acquistate dalle NOC cinesi. Oltre ad acquistare compagnie e campi petroliferi, CNPC, insieme a BP, ha ottenuto un contratto ventennale per lo sviluppo del maggior campo petrolifero iracheno, quello di Rumaila. Rispetto agli acquisti unilaterali, la cooperazione con una grande compagnia petrolifera incontra una minore resistenza e fornisce un maggior aiuto alle società cinesi per proporsi sul mercato internazionale.
Nel 2009 il volume degli acquisti da parte delle NOC cinesi ha raggiunto quota 13 miliardi di dollari, ossia l’80 percento in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Nel 2011 questo volume è salito a 20 miliardi di dollari.
La crisi finanziaria ha reso difficili i flussi di capitali. Le compagnie petrolifere cinesi si sono trovate a dover far fronte all’importante problema di scegliere con prudenza proprietà e investimenti esteri di qualità. La strategia di internazionalizzazione può essere compromessa da molte incertezze.
L’incertezza sui prezzi del petrolio
In primo luogo, l’incertezza del prezzo del petrolio si aggiunge ai rischi di investimento. Secondo il Rapporto del 2011 di CNPC, il volume degli acquisti esteri da parte delle NOC cinesi ha raggiunto quota 20 miliardi di dollari, mentre il volume degli acquisti internazionali effettuati da società globali è sceso del 30 percento. SINOPEC ha speso oltre 10 miliardi di dollari in acquisti in due anni consecutivi. Il 23 luglio, CNOOC ha dichiarato di spendere 15,1 miliardi di dollari per l’acquisto di NEXEN.
Oltre al petrolio e al gas, le NOC cinesi hanno acquistato anche sabbia bituminosa e gas di scisto. Nel 2011 il capitale speso per queste risorse ha superato il 70 percento degli acquisti totali. Le aree tradizionali per gli acquisti, ossia il Nord Africa, l’Asia Centrale e il Sud America, sono state sostituite dal Nord America, dall’Asia e dalla regione del Pacifico.
In virtù delle previsioni concernenti prezzi elevati per il petrolio, le NOC cinesi hanno investito ingenti capitali negli idrocarburi non convenzionali, assumendosi un rischio assai elevato in quanto il prezzo del petrolio potrebbe continuare a scendere e mantenersi sui 70/80 dollari al barile.
La mancanza di professionisti legali e finanziari
Agli inizi degli anni Novanta, le NOC cinesi non disponevano di tecnologia e il loro personale non parlava lingue straniere. Oggi la situazione è cambiata. Molte società hanno fatto esperienze in termini culturali e di gestione degli acquisti all’estero. Non dispongono tuttavia di team di professionisti legali e finanziari.
Nel 2008 CNOOC ha acquistato la società Norway Awilco, la quale aveva occultato i propri debiti. Dal momento che i capitali per l’acquisto erano stati elargiti per mezzo di un prestito bancario, la società si è trovata a dover far fronte a serie difficoltà. L’accaduto ha dimostrato che le NOC cinesi dipendono in misura eccessiva dalle società di medie dimensioni e non dispongono di capacità professionali.
Debolezza dei sistemi di valutazione dei rischi esteri.
La mancanza di esperienza e decisioni errate hanno portato la Cina a non avere successo in molti programmi di investimento estero. Ad esempio, CNPC aveva programmato di acquistare una partecipazione del 50 percento in Canada Encana, con un investimento di 5,5 miliardi di dollari. Tuttavia, a causa del mancato accordo su valori, procedure d’acquisto e clausole societarie, il contratto non è stato sottoscritto. A causa della mancanza di sistemi di valutazione dei rischi e di capacità operative, CNOOC non è riuscita a concludere molti acquisti. Nel mentre, anche l’efficienza negli investimenti esteri è stata alquanto ridotta per via della mancanza di conoscenze legali.
Nel 2009, questioni di sicurezza e conflitti alle frontiere hanno obbligato le NOC cinesi a posticipare gli investimenti in Sudan. Nel 2011 la divisione del Sudan ha prodotto una perdita di 40 milioni di tonnellate di greggio per CNPC.
Conoscenze in materia di sicurezza energetica.
Il Rapporto del 2011 di CNPC ha rivelato che, fino alla fine del 2011, le quattro maggiori NOC cinesi (CNPC, SINOPEC, CNOOC e SINOCHEM) hanno acquisito oltre 80 milioni di tonnellate di petrolio e gas all’estero, ma ne hanno introdotto non oltre il 10 percento sul territorio nazionale. Inconvenienti nei trasporti, lunghe distanze e costi elevati sono state le principali ragioni.
Il problema principale è quindi quello di garantire la sicurezza energetica e di far arrivare il petrolio sul territorio nazionale. Tenuto conto dei crescenti conflitti internazionali, la sicurezza è divenuta sempre più importante. Le NOC cinesi tuttavia non dispongono di strategie in merito. I paesi del Medio Oriente sono i principali fornitori di petrolio. A causa dell’embargo verso l’Iran, la Cina ha risentito della pressione internazionale sulla sicurezza petrolifera. Nel 2011 il volume delle importazioni di petrolio dall’Iran ha raggiunto la percentuale del 10,99 percento del volume totale delle importazioni. Nei primi cinque mesi del 2012 la Cina ha importato 8,12 tonnellate di petrolio dall’Iran, con una riduzione del 24,97 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le NOC cinesi hanno pertanto dovuto avviare trattative e negoziati internazionali per poter aumentare il volume delle importazioni di fonti energetiche.
Le truffe dei cosiddetti “paesi dipendenti”.
Nel 2009 la Cina e la Russia hanno siglato l’accordo denominato “Oil for Loans”. Secondo questo accordo, la Cina avrebbe fornito 25 miliardi di dollari (15 miliardi per Rosneft e 10 miliardi per Transneft) per assicurarsi 300 milioni di tonnellate di petrolio nei prossimi venti anni (15 milioni di tonnellate l’anno). I media russi hanno tuttavia rivelato che Rosneft e Transneft avevano programmato di utilizzare il prestito per acquistare capitali esteri, portando a compimento la loro espansione sul mercato globale.
Conclusioni
Per far fronte al continuo aumento della domanda di energia, le NOC cinesi dovrebbero sfruttare il potere delle compagnie petrolifere internazionali. Dovrebbero favorire la cooperazione con società estere e incrementare la loro intenzione di cooperare. Dovrebbero inoltre imparare dalle strategie delle società estere per armonizzarsi con il mercato petrolifero internazionale e divenire attori leader.

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Dario Sautto: napoletano, giornalista e blogger, cronista di giudiziaria presso "Il Mattino", ha collaborato con il "Roma" e "la Repubblica", è stato direttore di una webtv, conduttore radio e tv