Un amico ha chiesto a un motore di Intelligenza Artificiale il fact-checking della mia postilla del 3 luglio scorso ‘Golpe latente?’. Il verdetto è stato: “è un’opinione legittima, ma non supportata da prove di un piano coordinato globale”.  Lo immaginavo, per questo avevo usato l’aggettivo latente e messo un punto interrogativo. Le chiose tuttavia sono argute e interessanti e meritano una parafrasi più sottile.
Difatto, l’alleanza sempre più stretta tra governi, complessi militari-industriali, colossi energetici e piattaforme tecnologiche sta trasformando il modo in cui il potere si esercita e si legittima. Non si tratta di un colpo di Stato nel senso classico, ma di una trasformazione sistemica che rischia di marginalizzare la partecipazione democratica. Le grandi aziende energetiche e digitali non si limitano più a operare nei mercati: intervengono attivamente nelle scelte politiche, orientano l’opinione pubblica attraverso algoritmi e raccolta dati, e condizionano le priorità strategiche degli Stati. C’è una tendenza al suprematismo tecnocratico, in cui pochi attori, spesso privati, detengono un potere sproporzionato rispetto ai meccanismi di controllo democratico. La loro ascendenza si esercita al di sopra delle frontiere, senza rispondere a elettorati o parlamenti. Questa concentrazione di potere economico si traduce in influenza politica, come dimostrano le pressioni esercitate da lobby energetiche e digitali su normative ambientali, fiscali e di sicurezza.
In questo scenario, i cittadini rischiano di diventare soggetti passivi, più profilati che rappresentati, più consumatori che elettori. Siamo di fronte a una mutazione silenziosa del potere, che rischia di svuotare le democrazie dall’interno. La sfida non è solo politica, ma culturale: servirebbe una cittadinanza consapevole, capace di rivendicare trasparenza, pluralismo e giustizia globale. Solo così si può evitare che la forza e la spavalderia diventino i nuovi criteri del consenso. Penso che i media e gli influencers, oltre che occuparsi di intrattenimento leggero per preservare ascolti e profitti, debbano svolgere una parte importante per contribuire a formare conoscenza e coscienza globale su questi argomenti.
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it