Milioni di pagine Amp create, migliaia di sviluppatori al lavoro, centinaia di siti web passati in rassegna e individuati come diffusori di “bufale” o di “notizie false”. “Google”, il più famoso motore di ricerca al mondo nonché il più grande rivenditore di pubblicità online del globo, ha inviato nei giorni scorsi una newsletter in occasione del primo anniversario del progetto “Amp – Accelerated Mobile Pages”, ovvero, tecnicamente, il metodo di creazione di pagine web dal contenuto statico con un rendering veloce. Per capirci, le Amp si attivano quando si clicca su una ricerca che in basso a sinistra riporta il logo di un fulmine.
Si tratta in qualche modo di una risposta al social network “Facebook” e ai suoi “Instant Articles” e “Progetto Giornalismo”: la dimostrazione, insomma, che sia Facebook sia Google puntano a diventare gli editori più grandi al mondo.
“A oggi, oltre 700mila siti web – scrivono i vertici di Google – hanno creato più di 600 milioni di pagine Amp e più di 7mila sviluppatori hanno contribuito al codice open source. C’è ancora molto lavoro da fare, ma il progetto Amp è partito con il piede giusto. Diversi editori di notizie hanno registrato un impatto positivo nell’implementazione delle Amp sui propri siti web”. Il colosso di Mountain View cita alcuni dati e diverse testate. Per il “Washington Post” gli utenti di ritorno sono aumentati del 23%; per “Wired” la percentuale di clic associata ai risultati di ricerca è aumentata del 25%; “Gizmodo” ha registrato un aumento del 50% nelle impressioni per visualizzazione di pagina; “Slate” ha risparmiato 85mila dollari in risorse di sviluppo all’anno; il gruppo “Relay Media” ha convertito oltre 2,5 milioni di pagine in Amp negli ultimi 30 giorni per le testate “The Daily Dot”, “Hearst Television” e “The Miami Herald”: da quel momento in poi i lettori da dispositivi mobili hanno speso il 10% in più del tempo rispetto a prima sulle rispettive piattaforme.
“Fin dal primo giorno, un obiettivo chiave per Amp è stata la velocità. – ha spiegato David Besbris, Vp di Google Search e Amp Project Lead di Google – Recenti ricerche di Google hanno dimostrato che il 53% degli utenti lascia un sito che non riesce a caricare in meno di tre secondi. Non c’è dubbio che più veloce è sempre meglio quando si tratta di contenuti e lo stesso vale per gli annunci. C’è ancora molto lavoro da fare”.
La lotta alle cosiddette fake news, sempre più al centro delle polemiche, è stata illustrata invece da Scott Spencer, Director of Product Management for Sustainable Ads di Google, che ha spiegato che il motore di ricerca negli ultimi due mesi del 2016 ha revisionato oltre 500 siti sospettati di presentare notizie false camuffandosi da testate giornalistiche con lo scopo di eliminare i “trasgressori” dal programma di pubblicità “AdSense”. “Quasi 200 editori sono stati cacciati permanentemente dal nostro network. – afferma Spencer – Abbiamo notato l’ascesa di siti scandalistici fraudolenti, un nuovo tipo di servizio che cerca di ingannare il nostro sistema fingendo di riportare notizie”. Nel mirino ci sono i siti web che “nascondono, falsano o travisano le informazioni sull’editore, sui contenuti o sullo scopo principale del sito”. A farne le spese, in Italia, è stato il sito “Byoblu” e il blogger Claudio Messora, ex consulente per la comunicazione del Movimento 5 Stelle. Messora, in un video pubblicato su “YouTube”, ha definito ciò che gli è accaduto un “attacco all’informazione libera e indipendente”.

Google Amp

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Giornalista, esperto di comunicazione, copywriter. Laureato in Scienze della Comunicazione e successivamente specializzato in digital journalism e content marketing. Collabora con diversi quotidiani, portali web e agenzie di comunicazione, tra cui Media 2000, Antimafia 2000, iGv Network, Il Mattino.