Tutti contro Google. Il rischio di un monopolio digitale della società di Mountain View ha messo in allerta tutti i più grandi colossi Hi Tech europei e mondiali: con l’avvento di Google news, l’aggregatore che indicizza le notizie delle principali fonti giornalistiche disponibili sul Web sostanzialmente ‘rubandole’ alle redazioni giornalistiche e Google Books, con la quale Google sta tentando di digitalizzare i volumi cartacei delle biblioteche mondiali, le grandi industrie hitech e le associazioni degli editori e autori di tutto il mondo si stanno unendo per contrastare questo ambizioso progetto. Per portare avanti questo piano la società californiana di Mountain View, quanto ha rivelato l’8 settembre il Financial Times, sarebbe pronta a ‘sostanziali concessioni’ agli editori europei acconsentendo ad includere due rappresentanti non americani nel comitato di controllo che dovrà amministrare (l’accordo transattivo). Nella lettera sarebbe anche contenuto l’impegno a consultare ogni editore europeo prima di decidere di catalogare nella sua biblioteca digitale una sua opera. Nel testo spedito alla Commissione UE che dovrà prendere una decisione in merito si legge come questo accordo transattivo violi la Convenzione di Berna sul diritto d’autore. “Siamo di fronte – sosteneva sempre l’Aie (Associazione italiana editori) – a un accordo privato che di fatto istituisce un regime speciale di gestione dei diritti a favore di una singola impresa. Il che è senza precedenti, in quanto le eccezioni del diritto d’autore sono sempre stabilite invece dalla legge e a favore del pubblico, non di un singolo”.
L’accordo transattivo tra Google e gli editori e autori Usa prevedrebbe che un’opera, se non è più in commercio, possa essere digitalizzata, a meno che gli aventi diritto non dispongano diversamente.
A tal proposito l’Aie ha notato come tra le 274 opere scritte da 18 importanti autori di letteratura del nostro ‘900, nell’81% dei casi (222 su 274) esiste almeno un’edizione dell’opera che Google, secondo questo settlement, potrebbe ritenere fuori commercio e digitalizzare senza autorizzazione degli aventi diritto.
Secondo gli editori, inoltre, Google starebbe traendo un guadagno illegittimo dalla digitalizzazione delle opere fondamentali del 900 italiano (presenti il 91%) perché, una volta on line, infatti, un libro non è messo in Rete a disposizione del pubblico (come molti credono) ma venduto o inserito in banche dati vendute in abbonamento alle biblioteche.
Negli Stati Uniti Google ha raggiunto un accordo con due associazioni di editori e autori in base al quale potrà digitalizzare altri milioni di libri oltre che si aggiungerebbero agli oltre 10 milioni già “scansionati” dal 2004 ad oggi. Come parte dell’accordo, Google ha accettato di pagare 125 milioni di dollari per creare un registro dei diritti sui libri, dove autori ed editori possano registrare le proprie opere per ricevere i compensi. “L’accordo di Google per trasformare milioni di libri in formato digitale, favorirà l’ingresso di altri attori nel business dei libri on line – ha detto il direttore dell’ufficio legale di Google David Drummond – la compagnia si attiene completamente alla legge sul diritto d’autore”.
Sul problema avanzato da Claudia Lux, il presidente dell’Ifla (International Federation of Library Associations and Istitutions sulla salvaguardia dei diritti d’autore, l’Unione europea si sta attivando per adattare la sua normativa alle esigenze dell’era digitale, soprattutto per quanto riguarda i libri che non vengono più stampati e quelli rimasti ‘orfani’ del loro autore. Un buona base da cui partire potrebbe essere l’accordo raggiunto – limitatamente agli Stati Uniti e ancora in attesa di validazione del tribunale USA – tra Google e i detentori dei diritti d’autore.
L’intesa prevede la compensazione dei titolari dei diritti delle opere scannerizzate, ai quali andrà anche il 63% degli utili ricavati da Google dall’uso commerciale delle stesse opere. Questo accordo però è già stato bocciato dalla Federazione degli editori europei giudicato non applicabile in Europa.
Per contrastare Google Books è appunto nata la “santa alleanza” tra Microsoft, Yahoo e Amazon ovviamente non favorevoli a questo nascente monopolio della diretta concorrente nel mondo di Internet. L’”Open Book Alliance” vorrebbe che un Tribunale prendesse in esame l’accordo tra editori, autori e Google dello scorso ottobre che consente a Google di continuare a scannerizzare milioni di libri che non sono più in stampa e di compensare gli autori con un indennizzo del 70% (i restanti spettano a Google. Il patrimonio culturale dell’umanità – sostengono le tre società –  non può finire sottochiave nei server di Google. Microsoft, Yahoo e Amazon hanno ben pensato di creare questa coalizione con l’Internet Archive (organizzazione no profit con sede a San Francisco finalizzata alla creazione di una libreria digitale free e on line
Questa proposta di Google verrà presa in esame il 7 ottobre presso una corte federale di Manhattan anche se il 10 settembre scorso il colosso di Mountain View ha concesso ai suoi rivali Amazon, Microsoft e Yahoo la possibilità di avere l’accesso alla sua biblioteca di libri digitali.
Sul fronte Google News, il colosso di Mountain View, in un disegno di accostamento verso gli editori ed autori ha messo a punto un piano di micropagamenti dei contenuti on line da destinare ai giornali o a chi ha prodotto i pezzi in questione. Una sorta di transazione economica che dovrebbe indurre editori e autori a vedere con minore ostilità Google ed a ritirare le varie denunce e class actions pendenti sul capo della società del più famoso motore di ricerca

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