Prima, Ibm. Poi, Microsoft. Ora, Google. I Giganti americani dell’informatica e del web non hanno rapporti facili con l’Unione europea, specie coi responsabili della concorrenza nella Commissione di Bruxelles, che, dopo 5 anni d’istruttoria, contatti, scambi d’informazioni, starebbero per aprire una procedura contro Google, che rischia una maximulta da sei miliardi di euro, la più alta sanzione mai comminata dall’Ue nella sua storia, quasi il quadruplo della somma versata nel 2012 da Microsoft per un caso simile. Tutti i tentativi di mediazione degli scorsi anni sarebbero dunque falliti.
La vicenda è raccontata su EurActiv.it da Giuseppe Latour. La questione riguarda l’algoritmo del motore di ricerca. Secondo i rilievi della Commissione europea, infatti, Google abusa della sua posizione dominante, dando un vantaggio competitivo sui concorrenti diretti ai soggetti collegati alla sua organizzazione, come Youtube.
Sulla base di questa osservazione, s’è aperta una lunga controversia tra Bruxelles e Mountain View. Il tentativo di raggiungere un accordo per evitare una maximulta è saltato quando la Commissione Barroso II stava chiudendo il suo lavoro, nell’ottobre del 2014. La nuova responsabile dell’Antitrust Margrethe Vestager, acquisito il dossier, s’è da subito mostrata meno propensa di chi l’ha preceduta a cercare un compromesso ad ogni costo. Fallita l’ipotesi di assicurare condizioni migliori a favore dei concorrenti del motore di ricerca, si andrebbe verso la spaccatura.
Mancano conferme ufficiali, ma la Commissione avrebbe ormai chiuso il dossier per sospetto abuso di posizione dominante e si preparerebbe ad aprire una procedura formale nei confronti di Google. In questo caso, Mountain View avrà tre mesi di tempo per rispondere ai rilievi di Bruxelles. In caso di esito negativo di questa ulteriore fase di dialogo, dovrà pagare una multa salatissima, fino al 10% del suo fatturato, che nel 2013 era di circa sessanta miliardi di euro. Quindi, sei miliardi di euro, molto più di quanto Microsoft pagò nel 2012 per il suo abuso di posizione dominante (1,7 miliardi).
Il caso, poi, rischia di essere delicato anche dal punto di vista diplomatico, anche se bisogna ricordare che Google in Europa controlla il 90% delle ricerche, rispetto al 75% negli Usa. Il dubbio dell’Ue, basato proprio su queste cifre, è che l’azienda californiana metta in atto pratiche scorrette.
I tempi della controversia, comunque, saranno lunghi. Per chiudere il dossier Microsoft, Bruxelles impiegò ben 16 anni. Nel frattempo, contro Google potrebbe essere aperta una seconda procedura, relativa al rispetto della privacy degli utenti.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.