È buio su GoogleNews in Spagna. Sembra un ossimoro nell’era definita da Marshall McLuhan della trasparenza per eccellenza, regalo dell’elettricità: “Niente si può vietare o nascondere oggi – sottolinea Derrick de Kerckhove, suo allievo, oggi guru riconosciuto dedicato alla cultura digitale -. Ogni imposizione è in contraddizione con l’epoca della condivisione. La terza rivoluzione industriale è qui, bisogna cavalcarla non cercare di fermarla”.
La legge spagnola che impone agli editori di richiedere un compenso per quanto pubblicato dal motore di ricerca ha portato alla svolta epocale. Siamo al muro contro muro?
“Abbiamo deciso di sospendere il servizio – spiegano da Google Italia – perché il contesto scaturito dalla nuova regolamentazione spagnola non ci ha lasciato scelta”.
A chi è utile GoogleNews? Agli utenti, agli editori, a Google? In ogni caso un nuovo equilibrio è necessario. Il caso tedesco dell’editore Axel Springer che rientra in GoogleNews, dopo aver scelto di abbandonare il sito, è emblematico.
Il business delle notizie è il problema: “Per secoli, gli editori si sono scontrati con i limiti insiti nella distribuzione delle copie stampate – dice Richard Gingras, Head of Google News, nel blogpost di annuncio della chiusura di GoogleNews in Spagna -. Internet ha cambiato tutto. Ha creato incredibili opportunità e sfide concrete per gli editori, che hanno visto aumentare la competizione nell’attrarre lettori e investimenti pubblicitari”.
Anche durante l’incontro romano organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia a Roma con Madhav Chinnappa, head of News Partnerships – International a Google, cerco di carpire una visione con poco successo. L’azienda di MountainView vive nel presente.
“Internet è disruptive e noi stessi dobbiamo affrontare sfide ogni giorno – sottolinea Enrico Bellini, policy Senior Analyst Google – Siamo costretti ad un aggiornamento continuo. Anche il nostro Presidente, Eric Schmidt, durante una recente visita a Berlino agli headquarters di Native Instruments, ha messo ben in evidenza come la concorrenza, da Facebook, Amazon e tanti altri ancora, è sotto gli occhi di tutti”.
Per l’industria dei contenuti la sfida può trasformarsi in opportunità? “Il caso della musica è esemplare – continua -. Se fino ad alcuni anni fa Internet era considerato un rischio, oggi YouTube e il digitale sono fonti di crescita, grazie alla sperimentazione”.
La nostra è l’epoca delle rivoluzioni dal basso e secondo de Kerckhove anche in questo caso saranno gli utenti a determinare le scelte. La principale associazione che riunisce i piccoli e medi editori spagnoli (AEEPP) si è schierata contro il provvedimento evidenziando che gli aggregatori consentono di raggiungere più utenti, soprattutto a quelle testate meno conosciute o più giovani, che necessitano di arrivare al lettore. In ogni caso il rientro in GoogleNews di Axel Springer impone riflessioni senza onde emotive.
In Europa le posizioni e i comportamenti sono diversi, basta confrontare Spagna e Germania e intanto la Francia ha percorso la strada dell’accordo.
Sono 10.000.000.000 i click che ogni mese Google smista nel mondo, 72 le edizioni, 32 le lingue, 13 anni di notizie diffuse. Chi può farne a meno?
I media brand restano un caposaldo, perché più la velocità della rete moltiplica le news, più l’informazione verificata e di qualità avrà un suo pubblico destinato a crescere anche nella dimensione digitale. La decisione spagnola di Google è un invito urgente alla riflessione ampia e condivisa per costruire una governance delle news nella Rete. È necessario investire in azioni che costruiscono e consolidano la fiducia tra i diversi protagonisti della rivoluzione della Rete. Cosi si edifica un rapporto di reciproca tranquillità, una precondizione per mettere tutti d’accordo. Intanto la posizione di Google rispetto alle news è chiara: “Non è un core business, ma un servizio per gli utenti”.
All’utente l’ultima parola.

Maria Pia Rossignaud

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".