La sostenibilità ambientale è un tema rosa? L’interesse sta decisamente aumentando indipendentemente dal sesso: ma sono le donne a distinguersi.  A confermarlo è la Commissione Europea che in uno studio evidenzia che  le giovani adulte italiane tra i 30 e 35 anni, di cultura e reddito medio-alti, sono le più attente all’ambiente. Questo comportamento positivo comunque sta gradualmente coinvolgendo anche le altre categorie della popolazione. Secondo l’Osservatorio nazionale degli stili di vita sostenibili, infatti, anche le ragazze (18-24 anni) oltre alla popolazione compresa tra i 25 e i 34 anni sono informate e si interessano della sostenibilità, per un totale di 31 milioni di italiane.  Questi temi dedicati alla sostenibilità ambientale sono stati protagonisti anche dell’articolo dedicato al World Food Day (16 ottobre), e all’agricoltura idropinica  curato dagli allievi  di IAA nel canale Donna è innovazione. In questo caso riflettiamo sul gender gap in Italia con Greta Colombo Dugoni e Monica Ferro, due ricercatrici del Politecnico di Milano, che lavorano per rendere il nostro Paese decisamente più “green”.

  1. Bi-rex e sostenibilità ambientale

La loro storia comincia nei laboratori del Politecnico di Milano. Greta ha iniziato il proprio lavoro studiando una nuova classe di solventi atossici, catalogati come “green”, Monica invece ha sempre lavorato con polisaccaridi e negli ultimi anni si è occupata di cellulosa.

L’incontro tra le due, unite da una passione per la ricerca, ha fatto nascere il desiderio di collaborare in un progetto che potesse unire le competenze dell’una con quelle dell’altra.

Così è nato Bi-rex.

In che cosa consiste il progetto “Bi-rex”?

L’idea di fondo è una: estrarre la cellulosa da fonti alternative, come ad esempio gli scarti alimentari, piuttosto che dagli alberi. Un singolo albero richiede dieci anni per crescere, da quest’ultimo si ottengono solo mille rotoli di carta igienica, mentre gli scarti agro-alimentari possono produrne molti di più. Inoltre ad oggi gli scarti sono bruciati per essere smaltiti, generando ulteriore inquinamento. Il loro lavoro punta proprio su questo, cercare di dare una nuova vita a questi scarti, estraendo da quest’ultimi la cellulosa. Greta e Monica inoltre hanno formulato il loro solvente in modo che sia CHON, ovvero che contenga solo atomi di Carbonio, Idrogeno, Ossigeno e Azoto, senza alogeni, solfato o fosfati, in modo che sia più facilmente gestibile a livello industriale, poiché inceneribile, senza arrecare danno all’ambiente.

In che modo Bi-rex è a sostegno della sostenibilità ambientale?

Il loro è un sistema di riciclo e rigenerazione dello scarto.

Partendo da scarti provenienti dall’industria agro-alimentare, il loro processo permette di ottenere prodotti ad elevato valore aggiunto come cellulosa, emicellulosa, sotto forma di biomassa. Gli scarti sottoforma di biomassa vengono ad oggi principalmente utilizzati per la produzione di energia. Il problema principale legato a questo utilizzo è la produzione di CO2. Con il processo qui proposto, si riutilizza la biomassa in modo da darle valore, ed estrarne prodotti che possono essere riutilizzati in svariate applicazioni, senza produrre anidride carbonica.

2. Gender gap nell’ambito della ricerca, la testimonianza di Greta e Monica

Nel mondo le donne rappresentano il 39% della forza lavoro, ma detengono appena il 27% delle posizioni manageriali. In Italia c’è stato un forte miglioramento dal 2010 al 2017, grazie all’incremento della presenza femminile in organi decisionali, ma la media dell’Ue è ancora molto lontana.

Greta e Monica hanno risposto ad alcune domande circa il gender gap nella loro esperienza lavorativa.

Anche nell’ambito della ricerca è presente il gender gap?

“Nella ricerca il gender gap si sente particolarmente, la voce di una donna arriva sempre dopo. In questo progetto noi ci abbiamo creduto fin dall’inizio, ma abbiamo fatto estremamente fatica a far capire quanto la nostra idea fosse innovativa, ostacolate da pregiudizi di genere. Tutt’ora veniamo chiamate ‘le ragazze di Bi-rex’, come fossimo veline.

Al di là degli appellativi, il problema sottostante è proprio questo, la credibilità, non vieni presa sul serio semplicemente perché sei una donna. Le difficoltà maggiori in tal senso le abbiamo riscontrate all’inizio del nostro lavoro, quando dovevamo farci conoscere e convincere con la nostra idea, in quella fase tutti credevano ci fosse un’altra mente dietro il nostro progetto, ovviamente maschile.”

Perché secondo voi l’Italia è un Paese “poco rosa”, e in che modo potrebbe esserlo di più?

“E’ difficile dirlo, in quanto non c’è una causa isolabile, parliamo infatti di un modo di pensare il mondo femminile fortemente radicato nella cultura del nostro Paese. Non è una questione che coinvolge solo il mondo lavorativo, è la nostra società per intero ad essere plasmata in questo modo. Per risolvere questo problema, l’unica strada percorribile è quella di educare le nuove generazioni ad ascoltare tutti, indipendentemente dal sesso. A dare la stessa considerazione ad un uomo ed una donna, senza pregiudizi. Si parla di educare i propri figli evitando le differenze di genere ”.

Cosa consigliereste ad una sorella più piccola che si affaccia al mondo del lavoro e che deve fare i conti con il gender gap?

“Io le direi solo ‘lo puoi fare’. Qualsiasi cosa hai in mente, indipendentemente da quali siano i tuoi progetti, ce la puoi fare. Magari impiegherai più tempo, magari serviranno più sforzi, probabilmente non verrai presa in considerazione come un uomo, ma puoi farcela.

Non avere paura di dire la tua opinione, non ascoltare i commenti degli altri, concentrati su di te, sulla tua strada e su i tuoi obiettivi. Ovviamente anche noi all’inizio ne abbiamo sentito il peso, ma siamo state testarde, anche e soprattutto quando all’inizio dicevano che la nostra idea non valeva”

In attesa dell’evento “Donna è Innovazione” continueremo a raccontarvi storie di donne che stanno lasciando il segno nel nostro Paese, con le loro idee innovative e la loro lotta alla disparità di genere.