E’ già durata più della ‘guerra dei 12 giorni’ del giugno scorso, quella che aveva risolto una volta per tutte – ci aveva allora raccontato Donald Trump – il problema nucleare iraniano (creato, lo ricordo per inciso, da Trump nel 2017). Ha già fatto più vittime e più danni di quel conflitto, coinvolgendo una dozzina di Paesi: quasi l’intero Medio Oriente e lembi d’Europa. E ha decapitato il regime degli ayatollah, senza però rovesciarlo e – forse – neppure scalfirlo.
Quasi sue settimane dopo, l’aggressione all’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio, mentre erano in corso negoziati fra le parti, non ha raggiunto nessuno degli obiettivi volta a volta sbandierati dal magnate presidente: l’annichilimento dei programmi nucleari e dei missili iraniani e/o il ‘regime change’. La situazione resta carica d’incognite nei suoi sviluppi e per la sicurezza della Regione, dell’Europa e del Mondo intero.
I numeri sono labili e poco affidabili, come sempre nei conflitti: in Iran, le vittime sono migliaia, ma la distinzione fra militari e civili offre indicazioni spesso contraddittorie; in Libano, oltre 500 (anche qui bambini, donne, anziani si sommano a miliziani di Hezbollah); in Israele, una decina – non s’ha notizia di caduti fra i militari -; altrove, solo occasionali. Le forze armate statunitensi hanno perso sette elementi – sei uomini e una donna – e registrano 140 feriti, di cui otto gravi.
Trump, che aveva inizialmente previsto che la guerra andasse avanti per quattro / cinque settimane, adesso sembra avere fretta di farla finire: gli basta dichiarare di avere raggiunto i suoi obiettivi – che non sia vero, è particolare trascurabile per il magnate presidente – e proclamarsi così artefice dell’ennesima pace – c’è dell’ironia nella frase: non prendetela sul serio -. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, suo sodale e probabile istigatore dell’attacco all’Iran, ha già fatto sapere che, per quanto lo riguarda, il conflitto collaterale in Libano proseguirà.
Emerge come vincitore, senza aver mosso un dito per la guerra o per la pace, il presidente russo Vladimir Putin: l’aggressione all’Iran distoglie l’attenzione dell’invasione dell’Ucraina, dove bombardamenti e combattimenti continuano; e la volatilità dei prezzi e delle forniture di petrolio, con lo stretto di Hormuz insicuro, accrescono il valore e il volume dell’export russo.
La diplomazia multilaterale delle Nazioni Unite è impotente. L’Europa e la Cina restano ai margini del conflitto.
