Studentesse e studenti della classe di Agenzie e Nuovi Media del corso di laurea in Editoria e Scrittura della Facoltà di Lettere della Sapienza hanno seguito, mercoledì 27 maggio, il convegno dal titolo ‘Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: le responsabilità dell’informazione’, organizzato, presso la sede in Italia del Parlamento europeo, a piazza Venezia, dall’Ufficio per l’Italia del Parlamento europeo, dall’Osservatorio TuttiMedia e da Media Duemila. Riportiamo a seguire la cronaca dell’evento di Silvia Lucia Lazzari.
Guerra ibrida, Google Italia: “Fermiamo la disinformazione causata da IA con filigrana digitale”
di Silvia Lucia Lazzari
“Le grandi piattaforme sono state spesso citate come sostenitori dei responsabili della guerra ibrida ma Google non si sente preso in causa” dice Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy di Google Italia, nel suo intervento alla conferenza ‘Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione’.
L’incontro, tenutosi mercoledì 27 maggio presso la sede del Parlamento europeo a Roma, è stato promosso dall’Osservatorio TuttiMedia in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo a Roma, con lo scopo di fornire un confronto autorevole sul ruolo dell’informazione e della comunicazione nell’epoca della guerra ibrida e cognitiva, tra disinformazione, sicurezza digitale e responsabilità democratica.
“Google non è un social network. Il modello di business non è la polarizzazione – continua Ciulli -: chi si rivolge a noi, cerca risposte alle sue domande e se i risultati che riceve non sono attendibili cambia motore di ricerca”. La questione potrebbe sembrare diversa per YouTube, in quanto più simile ad un social network, ma in realtà non è così.
Il rappresentante di Google per il Mediterraneo sotiene che, da quando la piattaforma si è evoluta e il content creator si è specializzato, il formato si è allungato sempre di più. Il che dimostra che non era mai stato progettato per massimizzare l’attenzione e supportare il conflitto permanente.
Google – spiega Ciulli – è una grande infrastruttura per l’accesso a internet e ai contenuti digitali, motivo per cui la protezione dell’utente da attacchi informatici è in cima alle priorità dell’azienda. “Oggi un attacco di phishing che ti ruba la casella di posta elettronica o un attacco coordinato di disinformazione sono la stessa cosa, fatta dagli stessi hacker e sostenuti dagli stessi Stati sovrani che contribuiscono alla guerra cognitiva. Nell’ultimo trimestre su YouTube sono stati bloccati 1256 canali di disinformazione russa in russo e questa è solo la punta dell’iceberg”, aggiunge Ciulli per spiegare il lavoro quotidiano di monitoraggio del team di intelligence di Google.
Grazie all’Intelligenza Artificiale, oggi è semplice costruire immagini plausibili da propagandare per vere e riuscire a distorcere l’opinione pubblica e, in questo, Google ha responsabilità su entrambi fronti, disponendo sia di software per creare materiale audiovisivo che di piattaforme dove distribuirlo. Per contrastare questo fenomeno, la multinazionale statunitense ha deciso di apporre ai video presenti nelle sue piattaforme una sorta di timbro invisibile, una filigrana digitale per cui le macchine, come Gemini, riescono a riconoscere se i contenuti sono stati generati con l’IA.
Da metà maggio circa, questa tecnologia è stata introdotta anche su YouTube: se prima ci si affidava alla buona fede del creatore nel dichiarare se il proprio video era stato fatto con l’Intelligenza Artificiale, ora è la piattaforma stessa a verificare automaticamente il contenuto e inserire un banner. “La partita di oggi è dunque insegnare alle persone a distinguere i contenuti manipolati perché le competenze digitali di ieri sono già vecchie. È necessario impegnarsi sull’educazione cognitiva, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche” ha concluso il responsabile delle relazioni istituzionali di Google Italia.
