La tregua nella Striscia di Gaza, che doveva finire martedì mattina, e che era già stata prolungata fino a oggi, durerà un giorno in più, almeno fino a domani: in tutto, sarà stata una settimana senza combattimenti né bombardamenti nella Striscia di Gaza. Bilancio: un centinaio gli ostaggi liberati, contando thailandesi e filippini; oltre 200 i palestinesi rilasciati dalle carceri israeliane; e centinaia di autotreni di aiuti umanitari, viveri, medicinali, carburante.

Si negozia perché la guerra non ricominci: Qatar ed Egitto mediano, mentre il direttore della Cia William Burns è stato in segreto a Doha per incontrare il capo del Mossad David Barbea. Israele e Hamas valutano se prolungare la pausa nei combattimenti o se riprendere ad ammazzarsi. La pace è ancora lontana.

La situazione resta drammatica, come prova l’attentato di stamane a Gerusalemme: una ragazza è stata uccisa, sei persone sono rimaste ferite, in un attacco con armi da fuoco a una fermata dell’autobus all’ingresso della città; i due attentatori sono stati ammazzati. L’anno scorso, un altro attacco terroristico alla stessa fermata dell’autobus aveva provocato la morte di due israeliani.

Il segretario di Stato Usa Antony Blinken, dopo essere stato a Bruxelles per il Consiglio atlantico ed a Skopje per il vertice dell’Osce, ha ripreso la sua diplomazia itinerante in Medio Oriente: è arrivato in Israele per la sesta volta dagli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre che fecero 1200 vittime e che hanno innescato la guerra.

Per la diplomazia, lavoro da fare ne resta molto. Israele insiste: l’obiettivo è eliminare i terroristi, Hamas e i suoi accoliti. All’alba di venerdì, si stima che vi saranno ancora oltre 150 ostaggi nelle mani di Hamas e delle altre sigle combattenti palestinesi

La tregua è stata il primo concreto risultato positivo raggiunto in oltre 50 giorni di conflitto: ha dato un po’ di respiro alle persone asserragliate nella Striscia, prive di cibo, medicine, energia.

La pausa nella carneficina, in vigore dalle 7 del mattino di venerdì 24 novembre, quattro giorni ora divenuti sette, ha sostanzialmente tenuto e i patti sono stati sostanzialmente rispettati: dieci ostaggi, donne e bambini, liberati ogni giorno, in cambio di 30 detenuti palestinesi, donne e ragazzi, rilasciati, secondo un rituale ben definito e ormai rodato – solo il secondo giorno, qualche intoppo aveva innescato allarmi poi rientrati – e di aiuti umanitari, viveri, medicinali, carburante.

I combattimenti e i bombardamenti sono stati effettivamente sospesi, il conto degli ostaggi liberati e dei detenuti rilasciati fin qui torna e il flusso degli aiuti è continuo. Tante le storie individuali: quella di Abigail, quattro anni, bambina americano-israeliana i cui genitori sono stati entrambi uccisi; o quella d’un cittadino russo, l’unico uomo; e tanti i racconti di sofferenze, paure, privazioni. Nell’ultimo gruppo di ostaggi liberati, anche un’altra cittadina americana, Liat Beinin Atzili, il cui marito resta prigioniero.

Di buon auspicio il venire allo scoperto della Cina, che chiede una “tregua umanitaria duratura e prolungata” nel conflitto tra Israele e Hamas: le parti dovrebbero attuarla “con effetto immediato nell’ambito di un cessate-il-fuoco globale e della fine dei combattimenti”. Nel medio termine, Pechino incoraggia la soluzione dei due Stati e negoziati diretti fra israeliani e palestinesi.

In un documento intitolato ‘Posizione della Cina sulla risoluzione del conflitto israelo-palestinese’, Pechino, che fino a oggi gestisce la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, esorta le Nazioni Unite a inviare un “messaggio chiaro” contro il “trasferimento forzato della popolazione civile palestinese” e a “chiedere il rilascio di tutti i civili e tutti gli ostaggi tenuti prigionieri”.

Inoltre, l’Onu deve “chiedere che le parti in conflitto esercitino moderazione per evitare che la crisi si allarghi”. A lungo termine, invece, “qualsiasi accordo sul futuro di Gaza deve rispettare la volontà e la scelta indipendente del popolo palestinese”.

La Cina è storicamente solidale con la causa palestinese e favorevole alla soluzione dei due Stati, Israele e Palestina, capaci di convivere in pace. Il presidente Xi Jinping, che di recente ha più volte sollecitato una “conferenza di pace internazionale” per porre termine ai combattimenti, ha mandato un messaggio alla riunione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sotto presidenza cinese, nella Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese.

Xi esorta il Consiglio di Sicurezza a “fare ogni sforzo utile per facilitare un cessate-il-fuoco, garantire la sicurezza dei civili e fermare il disastro umanitario”.

Lo scorso febbraio, la Cina aveva preso un’iniziativa simile sul conflitto in Ucraina, pubblicando “un documento di posizione” in cui chiedeva l’avvio di colloqui di pace immediati: un passo accolto con profondo scetticismo dagli  Stati Uniti e dai loro alleati, perché lo schema di 12 punti proposto appariva sbilanciato a favore di Mosca.

 

 

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Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.