Post apocalypse. Sole survivor in tatters and gas mask on the ruins of the destroyed city

Poche centinaia di migliaia di contadini dello Iowa, che vanno a votare nonostante bufere di neve, vento gelido, temperature polari, tengono in ostaggio i destini degli Usa e anche del Mondo, in un anno in cui quasi la metà della popolazione mondiale, oltre tre miliardi di persone, sono chiamate alle urne.
Grande quasi come mezza Italia (146 mila kmq), lo Iowa, una pianura uniforme, 3.100.000 abitanti, ha una forte comunità d’origine tedesca o scandinava, gente un po’ rude e chiusa. Bianchi e protestanti sono larghissima maggioranza: neri ce ne sono relativamente pochi, musulmani meno. Non è uno spaccato dell’Unione, ma ne è un tassello del puzzle.
Nelle primarie, che qui hanno la forma di assemblee – caucuses, parola indiana -, Donald Trump vince, anzi stravince: supera il 50% dei voti. Ron DeSantis, governatore della Florida, arriva secondo, poco sopra il 20%. Nikki Haley, ex governatrice della South Carolina, è terza, poco sotto il 20%. Restano in corsa loro tre, perché gli altri due in lizza, Vivek Ramaswamy, ricco e giovane imprenditore tech, un clone di Trump, e Asa Hutchinson, ex governatore dell’Arkansas, un uomo del XX Secolo, si ritirano.
I risultati dei caucuses dello Iowa, primo atto delle primarie verso Usa 2020, danno un’impronta alla corsa alla nomination repubblicana. Attenzione!, però: nel XXI Secolo, se non c’era di mezzo un presidente in carica, i repubblicani dello Stato non ci hanno mai azzeccato.
La vittoria di Trump e la sensazione che il magnate ex presidente viaggi verso la nomination e possa tornare alla Casa Bianca, complice la debolezza elettorale di Joe Biden, incide sugli sviluppi delle guerre in atto nel Mondo: in Medio Oriente, dove i rischi di allargamento del conflitto si fanno giorno dopo giorno maggiori, e in Ucraina, dove c’è stallo. E condizionano le relazioni tra Usa e Cina, dopo le elezioni a Taiwan.
Per motivi diversi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente russo Vladimir Putin possono credere che sia nel loro interesse stare a vedere se il loro ‘amico’ Trump ridiventa presidente, schivando i processi che lo attendono.
La guerra in Medio Oriente ha ormai tante sfaccettature che è difficile tenere dietro agli sviluppi: è forte il timore che i vari focolai, a un certo punto, diventino un unico grande rogo, tra Mar Rosso e Yemen, Siria e Iraq, oltre che Israele e la Striscia, i Territori e il Libano.

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Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.