Guido Scorza è il legale di alcune associazioni nel giudizio di impugnazione, dinanzi al Tar Lazio, del regolamento in materia di tutela del diritto d’autore varato dall’Agcom ed in vigore da inizio settimana.

Guido Scorza
Guido Scorza

Quali sono le motivazioni del ricorso?
“Il ricorso che abbiamo presentato è a sostegno dell’Associazione nazionale stampa online, della Federazione dei media digitali indipendenti e di una coalizione di associazioni a difesa della libertà d’informazione. Dal nostro punto di vista l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha agito sconfinando in un potere regolamentare di cui non gode; inoltre, dal punto di vista sostanziale, questo regolamento produce di fatto una distrazione del cittadino dal suo giudice naturale sostituito dall’Agcom: è una violazione della Costituzione. Il rischio maggiore è che si renda inaccessibile un numero maggiore di contenuti superiori rispetto a quelli contestati. Questo è uno scenario incompatibile sia con le norme italiane sia con quelle europee”.
Nello specifico cosa contesta del regolamento?
“Non mi piace la genesi perché dovendo bilanciare il diritto di cronaca e il diritto d’autore ritengo che a scrivere le regole debba essere il Parlamento e non un’Autorità amministrativa, perché non esiste una legge che le demandi questo compito. Solo il Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici le attribuisce espliciti poteri regolamentari sul diritto d’autore dei fornitori dei servizi media, ossia degli editori digitali. Invece in questo caso abbiamo un’Authority che ha deciso di riscrivere le regole del diritto d’autore. Ora l’Agcom accerterà in maniera sommaria la violazione e adotterà il relativo provvedimento”.
Però se il Parlamento non legifera non si combatte mai la pirateria online.
“Secondo me non può essere l’occasione per derogare ai dei principi costituzionali. È vero che c’è un ritardo del Parlamento, ma non italiano ma europeo perché la materia è normata a quel livello. Francamente non sono tra quelli che pensano che ci sia un vuoto normativo. Ce lo dimostrano i fatti degli ultimi giorni: sono stati sequestrati una dozzina di siti internet dalla Procura della Repubblica per violazione della legge sul diritto d’autore. La quale stabilisce che il giudice può ordinare all’hosting provider la rimozione di un contenuto, senza contestargli la responsabilità, o ad un intermediario fornitore di accesso di bloccare la fruizione del contenuto”.
Quindi la legge già c’è?
“È la numero 633 nel 1941 modificata nel 2001: funziona e in questi anni i giudici l’hanno sempre applicata. Questo regolamento in realtà serve ai titolari dei diritti di bypassare il ricorso all’autorità giudiziaria e di ottenere una giustizia sommaria da parte di un’Autorità amministrativa e indipendente. Nessuna delle fattispecie che rientrano nell’ambito del nuovo regolamento sarebbe rimasta senza tutela. Si sarebbe dovuto andare davanti a un giudice ed accertare il fatto che per ottenere l’ordine di rimozione del contenuto o inibirne l’accesso anziché una manciata di giorni sarebbero serviti un paio di mesi”.
Determinare principi e comminare sanzioni non è nelle prerogative dell’Autorità?
“Secondo me dovrebbe limitarsi a vigilare: quindi ad accertare violazioni ed eventualmente comminare sanzioni, ma sempre in forza di una legge preesistente. Il suo compito è applicare la legge come fanno i giudici in altri ambiti. In questo caso non è così: si confonde la potestà del potere di vigilanza con il potere regolamentare”.
Per lei è un favore ai titolari dei diritti?
“Sì è un favore e un eccesso di attenzione verso una delle categorie portatrice di interesse”.
Lei contesta anche l’efficacia del sito www.ddaonline.it attraverso il quale si segnala l’abuso all’Agcom. Perché?
“Credo abbia due bachi. L’Agcom non ha imposto al segnalante di identificare in maniera puntuale la collocazione del contenuto oggetto della violazione. L’Autorità dice solo di “indicare il sito internet su cui è pubblicato”. Il titolare del diritto d’autore, invece, dovrebbe avere la possibilità di scrivere l’url del contenuto illegalmente pubblicato online: questo faciliterebbe il gestore del sito o il provider a individuare il libro o la canzone per la rimozione. Risparmierebbero tutti molto tempo”.
Lei come avrebbe regolato il diritto d’autore online?
“In questo momento non l’avrei regolato a livello nazionale, ma avrei agito a livello europeo. Deve essere legittimo usare un contenuto altri purché facendolo non si faccia concorrenza ai titolari dei diritti”.
E se il Tar del Lazio dovesse darvi ragione?
“Il regolamento verrebbe dichiarato nullo e perderebbe di efficacia. E in caso di vittoria sarà l’accertamento di una sconfitta dello Stato che risulterebbe vulnerabile perché consente ad un’autorità amministrativa di sostituire il Parlamento”.

Luigi Garofalo
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