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In un mondo dove la condivisione è immediata, può l’immagine considerarsi  linguaggio universale? L’occasione per parlare  di media e pubblicità in una sede internazionale quale è lo IAI (Istituto Affari Internazionali) è stata la presentazione del libro:  Human media, di Marco Lanzarone, edito da Media Duemila.

Giampiero Gramaglia, giornalista, docente universitario, Maria Amata Garito, Rettore Uni Nettuno e Giovanna Leone, docente di psicologia sociale e comunicazione alla Sapienza hanno testimoniato l’interesse per un testo che svela i segreti del mondo della pubblicità e che, per la mancanza di note e bibliografie, è unico nel panorama editoriale secondo la Garito che ne ha apprezzato l’analisi e la fluidità. “L’ho letto in un pomeriggio” – dichiara il rettore – ed  in più rappresenta l’occasione per proporre  una reinterpretazione di McLuhan: “Noi, infatti, ricordiamo il messaggio – precisa – non il media che ce lo propone. Per questo dovremmo ridiscutere l’aforisma che recita il media è il messaggio”.

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Giampiero Gramaglia ha ricordato il rapporto difficile fra giornalista e pubblicità: “Da giovanissimo mi sono trovato a scrivere male di San Valentino in una pagina il cui spazio pubblicitario era dedicato alla festa dell’amore.  E’ stato imbarazzante. Ma anni dopo in un’ afosa giornata estiva in  una provincia  del nord, disperato per la mancanza di notizie, sono stato salvato da un blocco di pubblicità che ha occupato buona parte della pagina”.

L’autore, a questo proposito sottolinea cha la mancanza di dialogo fra giornalisti e pubblicitari a volte produce inevitabili paradossi come la pubblicità di una compagnia aerea in una pagina dedicata ad un disastro nei cieli.

Giovanna Leone ha concluso i lavori del pomeriggio durante i quali temi come l’etica, la bellezza, la violenza, e le bugie  al servizio della pubblicità sono stati  al centro della discussione. “Penso – sottolinea la Leone – alle bellissime immagini delle sfilate militari di regimi passati che trasmettevano un messaggio lontano dalla realtà e dunque la bellezza in questo caso non può considerasi etica”.

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A Marco Lanzarone l’ultima parola: “La Buona comunicazione è ciò che serve e potrebbe essere proprio il titolo del prossimo libro”.

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