Caro Ernesto,
cerchiamo soldi per il budget di Stato e si parla molto in questi giorni di evasione fiscale. Grandi volumi stimati di economia sommersa, non osservata o sottodichiarata: 200 miliardi/anno di euro evasi in Italia, 200 miliardi italiani nei depositi dei paradisi fiscali all’estero! Ci sono anche le intrusioni delle compagnie multinazionali che operano da remoto: via Internet vendono beni e servizi in Italia, i redditi non sono tracciabili e non sempre i pagamenti sono soggetti a Iva.
Nel piccolo mondo dell’editoria, alcune procedure di elusione/evasione o perlomeno di etica distratta di enti privati e pubblici ce li abbiamo in casa, da anni, in pubblicità. Le concessionarie che gestiscono per conto degli editori i mezzi (tv, radio, giornali, siti web …) offrono ai clienti tariffe di listino codificate, ma poi applicano perlopiù prezzi con sconti molto significativi, oppure affiancano larghe campagne di spazi di sostegno in omaggio, incontrollato. Per semplificare: se paghi 50 per uno spazio tariffato a 100, anche l’Iva che dovresti versare è dimezzata; se paghi 10, l’Iva è un decimo. Le domande sono: qual è il senso delle tariffe? qual è lo sconto accettabile? gli sconti sono uguali per tutti?
Gli addetti ai lavori sanno che tocco un tasto delicato, che ha fatto e fa crollare mercati, aziende e reputazioni.
Aggiungo un altro argomento da interrogativi: la cartellonistica sui campi sportivi. Il cliente paga, nel suo Paese, per la visibilità degli spettatori in tribuna e ottiene anche quella delle telecamere. Il prezzo sarà proporzionato al successo atteso dell’evento (calcio, motori, tennis, sci, basket, volley, ciclismo …). Quasi certamente è prevista anche una tassa di affissione per le amministrazioni locali. E quando le immagini dall’Italia vanno in giro per il mondo, ovvero quando arrivano in Italia dall’estero? Ore di visibilità, non occulta ma dissimulata, in diretta, in differita, in replay. Effetto di lunga durata pagato una volta sola e tassato solo localmente. Per i brand globali o multinazionali è un ottimo affare, con buona compiacenza di tanti attori. Naturalmente lo stratagemma vale anche per i product placement e le notizie ‘redazionali’ non dichiarate.
Sono conscio che è difficile calcolare l’overspill programmato, i risultati e i corrispondenti potenziali introiti fiscali, ma si potrebbe fare regole e indagini oltre che lamentarsi che mancano soldi ai budget di Stato. Se poi all’Agenzia delle entrate mancano detectives … è un’altra storia.
Ma intanto le Autorities stanno a guardare?
Ancora una volta il problema nasce dalla diffusione ‘sciolta’ dei mass media, via etere o internet, senza confini e senza regole internazionali. La mancanza di una fiscalità comune, anche solo per l’Unione Europea, è un danno comune per tutti, ovviamente tranne per coloro che eludono/evadono le tasse.
Hai voglia di occupartene, caro Ernesto? Buon lavoro.
Paolo
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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it