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Identità digitale e schermo, in una società dove sembra legale copiare, dove aggregare è di moda e la privacy è un concetto antico ( ne parleremo il 28 novembre prossimo in FIEG al Premio Nostalgia di Futuro dedicato a “Ombre e nebbia nell’era della trasparenza”). E’ inquietante scoprire che i figli di Xavier Niel, patron di Free, e Pierre Kosciusko-Morizet, fondatore di PriceMinister, sono sotto sorveglianza. Ebbe sì, i due geek dichiarano che avendo constatato una diminuzione delle loro stesse capacità di concentrazione, dunque, quando vedono i figli piccoli troppo attaccati all’iPad si preoccupano. Scoprire che i geek della Silicon Valley, gli stessi che producono, ideano e sviluppano tutti i dispositivi demonizzati dalla maggioranza degli esperti, non gradiscono che i loro figli vi abbiano a che fare e li mandano alla scuola analogica, certo stupisce. La scuola in questione è la Waldorf Schools, privata  e senza schermi. All’insegna del “Back to basics”, lì i giocattoli di legno si alternano alle paste modellabili e ai lavori a maglia, mentre le maestre scrivono col gesso su classiche – o antiquate? – lavagne nere. Un modo, per invertire la rotta come sottolineato dal noto pedagogista francese, Philippe Meirieu, o per trasmettere il pensiero lento come sostiene Olivier Houdé (Sorbonne) o anche un monito ai governi chiamati in causa da Bernard Stiegler che scrive: “Lo Stato deve appropriarsi del soggetto, formare professori e produrre contenuti intelligenti e finirla di cedere alle sirene del marketing e mettersi a muso duro a studiare la società di domani”. Lo psichiatra Xavier Pommereau spiega che per gli allievi stufi del virtuale è meglio istallare un forno per il pane, in modo che i giovani mettano le mani in pasta. Eleonora Franceschini ha tradotto per i lettori di Media Duemila l’articolo pubblicato su Le Nouvel Observateur.

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