L’Europa approva il regolamento ed io sono contento, perché come per il regolamento sulla privacy, il vecchio continente diviene il primo a proporre una visione di insieme e  di collaborazione fra uomo e macchina.  Ma il momento è difficile perché la velocità del cambiamento è sotto i nostri occhi: giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto.

E dico questo perché mi è capitato di leggere proprio ieri un articolo pubblicato dal Corriere della Sera che racconta di Worldcoin, azienda di Altman.

Da quanto ho letto   l’azienda “ha l’obiettivo di creare un sistema di riconoscimento dell’identità globale basato sulla scansione dell’iride con un dispositivo chiamato Orb. Per convincere le persone a farlo, offre in cambio criptovaluta (prodotta da un’altra azienda di Altman, Tools for Humanity)”.

Si legge  sul Corriere della Sera che Altman dal 2019, anno in cui ha creato questa azienda “è riuscito a convincere circa 2,3 milioni di persone in tutto il mondo a farsi scansionare gli occhi da un’apparecchiatura sferica, in cambio di un po’ di criptovalute ” .

Potrebbe essere la logica continuità della trasformazione digitale, che ha un impatto sulla  gestione dell’umanità. La visione è globalizzante perché il globo è un dato di fatto, e perché la tecnologia gestisce le complessità dell’umano: il digitale o integra tutto o serve a poco. Non si può uscire da questa tendenza, ma il fatto che questa iniziativa sia privata è il problema principale. Ma del resto in America funziona così. L’unico modo per tollerare politicamente questa pratica sarebbe un accordo globale, sostenuto da tutti i Paesi sotto un governo partecipativo che rispetti le persone e le culture locali, garantisca cibo, casa e salute per tutti (sì, Marx, come dice LesEchos), ma anche spazio per la libertà individuale.  Questo governo globale dovrebbe dare prova di onestà e sottoporsi alle stesse regole. Vedo un sistema trasparente dove è bandita la corruzione. Ma torniamo all’AI ACT e alla nostra  transizione digitale: la questione della regolamentazione dei sistemi biometrici di intelligenza artificiale ha dominato i dibattiti del 2023,  ed è stata una questione controversa. Non ho ancora avuto modo di leggere l’AI Act nel dettaglio ma sono curioso ed anche stupefatto che mentre si regola, è successo ancora che qualcuno sia già più avanti.

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Derrick de Kerckhove
Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".