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Il Papa si racconta in queste pagine: un colloquio amichevole e appassionato – avvenuto quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires – con Abraham Skorka, rettore del Seminario rabbinico della capitale argentina. In queste riflessioni con il “fratello” ebreo sui temi fondamentali della vita dell’uomo – la nascita e la morte, le forme della convivenza civile, le insidie del potere, la possibilità di un’etica condivisa tra laici e credenti, l’omosessualità l’eutanasia – conosciamo Mario Bergoglio e la sua strada maestra, quella dell’incontro e della costruzione della fraternità. Ma a emergere nitidamente è anche il profilo di un cardinale che ha affrontato con decisione e senza compromessi gli anni più difficili della storia del suo Paese, e che non risparmia giudizi netti su questioni di respiro universale e di bruciante attualità: il ritorno della chiesa a un percorso di santità, la selezione del clero non più basata su criteri corporativi, il pericolo insito in qualsiasi tipo di fondamentalismo, la deriva nichilista del capitalismo globalizzato, l’attenzione ai poveri e agli ultimi come impegno confessionale non più derogabile.

Quello che più ha colpito noi di Media Duemila è la sua definizione di globalizzazione.

“…La globalizzazione che crea uniformazione è essenzialmente imperialista e strumentalmente liberale, ma non è umana. In estrema sintesi è un modo di rendere schiavi i popoli. Come ho detto prima bisogna salvaguardare le diversità all’interno dell’unità armonica dell’umanità… un popolo deve mantenere la sua identità e nel contempo integrarsi armoniosamente con gli altri.” Spinge all’incontro delle culture non alla fusione… Con l’eredità che ci è stata affidata dobbiamo negoziare il presente dobbiamo farlo crescere e lanciato verso il futuro”.

E riguardo al potere Papa Francesco dice. “Un gesuita molto intelligente era solito raccontare una barzelletta: una persona correva chiedendo aiuto. Era inseguita da un assassino? Da un ladro? No… da un mediocre con il potere. Ed è vero. Poveri loro che devono sottostare ad un mediocre che crede di essere grande”.

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