“Creare una comunità attiva a favore dei beni culturali, che travalichi i confini nazionali, utilizzando le competenze della FUB sotto la supervisione di un garante internazionale come Gian Antonio Stella”. L’idea in sostegno di Pompei e dei beni culturali arriva da Napoli, via Venezia, durante il “Primo Workshop italiano di Intelligenza Connettiva” tenutosi al Telecom Italia Future Centre, su proposta dell’architetto Antonio Irlando, responsabile dell’Osservatorio Patrimonio Culturale.
L’interessante introduzione di Gian Antonio Stella (editorialista del Corriere della Sera) su turismo e beni culturali, che ha ripercorso lo “Stivale” da Nord a Sud, tra eccellenze e contraddizioni, con numeri dettagliati su sprechi e possibilità mancate, ha dato il via alla discussione che ha coinvolto tutti i presenti.
“Se vado in albergo, sono costretto a pagare internet ma non si paga l’asciugamani, perché? Ma il nostro vero problema è l’investimento. All’estero, se investono fondi UE per le riqualificazioni, questi fruttano. Il Guggenheim di Bilbao ne è un esempio: a fronte di un euro investito per la sua realizzazione ha spalmato sul territorio una ricaduta 16 volte maggiore; o il Louvre che con una sede a Lens ha fatto rinascere un’ex area periferica dove vi era una miniera. Ciò che invece non è accaduto ancora a Bagnoli, nella periferia di Napoli”.
Poi, la parola è passata da Venezia proprio a Napoli, dove Antonio Irlando ha lanciato “la collaborazione tra Osservatorio TuttiMedia, FUB e Osservatorio Patrimonio Culturale”. “La dimensione del bene culturale, in questo caso Pompei – ha detto Irlando – richiede una mobilitazione e una partecipazione che vadano oltre i confini italiani. E ciò è possibile farlo soltanto utilizzando il web e la tecnologia, un’opportunità unica per globalizzare il tema. Fondamentale, in tal senso, sarà il ruolo della FUB che può mettere a disposizione le proprie competenze nelle tecnologie digitali per favorire questo processo di creazione di una comunità operosa. A questo punto, è conseguente l’azione diretta di crowdfunding per sostenere economicamente le azioni pensate per contribuire alla conservazione e alla valorizzazione di Pompei e degli altri beni culturali”.
La proposta è stata subito ben accetta a Venezia. Gian Antonio Stella, promosso come “garante” della futura comunità internazionale, si è subito mostrato interessato. Così come Alessandro Luciano, presidente della Fondazione Ugo Bordoni, il quale ha messo “a disposizione della nascitura comunità tutti i mezzi e le competenze in dotazione alla FUB”.
In compagnia di Irlando, anche Vincenzo Esposito, caporedattore della cronaca per il Corriere del Mezzogiorno, il quale ha fatto un focus sulla Reggia di Carditello: “Una delle tenute Borboniche, è completamente abbandonata a se stessa. Servirebbe un impegno concreto da parte del ministero per salvarla. E il crowdfunding potrebbe essere una delle soluzioni per aiutarla”.
Da Venezia, poi, Derrick de Kerckhove ha ripreso il discorso delle comunità: “Si potrebbe partire da Facebook, ad esempio, lanciando gruppi tipo “Gli amici della Domus X” degli scavi di Pompei. Si farebbe comunità, perché all’estero sono tanti gli amanti dei beni culturali italiani, e di lì il passo per la raccolta fondi sarebbe breve. Anche così si può restaurare un monumento, ma il problema in Italia è il superamento della burocrazia”.

Dario Sautto
media2000@tin.it