Epidemie

Secondo una recente ricerca condotta dall’Università di Stanford, svolta prendendo a modello un’area tra le più maestose della foresta tropicale, come l’Uganda in riferimento al degrado forestale e alla distruzione degli habitat animali, è stato rivelato che il fattore di rischio per le infezioni da virus per l’uomo, è più elevato in virtù di un contatto più ravvicinato con i primati selvatici. La coordinatrice dell’analisi, Laura Bloomfield, ha evidenziato che l’impatto della deforestazione e dei conseguenti cambiamenti climatici, rispetto alla diffusione delle epidemie globali, è acutizzato dai noti fattori di degrado ambientale, come le mono-coltivazioni, la deforestazione ecc. Nel caso dell’Uganda infatti, tale condizione ha spinto gli abitanti ad addensarsi ai margini delle foreste, gravando sul restringimento degli spazi e sulla “competizione” per il cibo con gli stessi primati. Analogo l’esito di un secondo studio svolto dall’Università di Davis in California, dove anche in questo caso è stato evidenziato che l’aumento del rischio di ‘spillover’ dei virus è in stretta connessione non soltanto con la minaccia di estinzione di certe specie animali, ma anche col degrado e con l’inquinamento ambientale. Nella analisi californiana sono state individuate 142 specie di virus sconosciute, trasmesse dagli animali all’uomo. La maggioranza degli animali esposti ad agenti virali zoonotici, sono gli animali in via di estinzione, anche a causa della distruzione del loro habitat. In particolare una delle responsabili dell’equipe di ricerca, Christine Kreuder Johnson, ha evidenziato che in particolare sono tre i gruppi di mammiferi portatori di virus più a rischio di ‘salto’ di virus zoonotici: le specie addomesticate, i primati e i pipistrelli. E’ stato documentato infine, da una ricerca fondata, in fase di ampliamento, svolta dall’Harvard University T.H. Chan School of Public Health e riportata dal New York Times, che l’inquinamento atmosferico da Pm10 aggrava la vulnerabilità al contagio del Covid-19 e alle altre malattie associate all’esposizione di lungo termine alle particelle PM 2.5.

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