Derrick de Kerckhove ci spiega perché sia fondamentale occuparsi oggi del nostro alter ego digitale.

“Analizzare l’evoluzione del ‘gemello digitale’ e tentare di prevederne gli sviluppi vuol dire operare uno sforzo di immaginazione enorme, ma indispensabile, al fine di creare i presupposti perché il mondo di domani sia più giusto di quello di oggi” afferma Derrick de Kerckhov. Spesso, quando si tratta di tecnologia i legislatori e i governi sono assenti, nel migliore dei casi guardano all’immediato presente, posticipando il problema a quando si presenterà. Già negli anni ’80 Giovanni Giovannini, fondatore e direttore di Media Duemila, definiva l’insieme dei progressi tecnologici come “Grande Mutazione”. E già allora doveva difendersi da chi lo accusava di avvenirismo, di fascinazione per il futuribile, di eccessiva suggestione. Giovannini nei suoi articoli sembrava sorriderne ma al contempo rispondeva, serissimo, ogni volta: “non si tratta di futuro, tutto ciò è già in atto, si tratta di analizzarlo prima che ci soverchi per indirizzarlo al meglio”. Non ebbe molto ascolto e la rivoluzione informatica è arrivata quasi come uno squarcio a modificare le nostre vite.

De Kerckhove ritiene che il gemello digitale si affermerà come nuova evoluzione del sé. “Prima di interiorizzare il linguaggio” spiega “eravamo solo massa: l’individuo non aveva valore, ma era funzionale al mantenimento e allo sviluppo del proprio gruppo sociale. La legge morale era il presupposto che garantiva l’evoluzione e la tribù o il villaggio erano guidati da una sorta di coscienza unica. Poi, e questa è stata la prima grande rivoluzione, abbiamo iniziato a interiorizzare il linguaggio e ci siamo riconosciuti come “altro”, separando il sé dal mondo. Ciò ha portato, con i secoli, a scardinare il giogo della legge morale fino a che, nell’epoca moderna, il processo ha raggiunto il suo apice rifiutando la Chiesa, i dogmi e, via via, le consuetudini sociali. In seguito, con la diffusione di Internet, dei dispositivi che ci consentono di essere costantemente connessi, con l’Iot e il “dialogo” tra macchine e persone, è avvenuta una mutazione: il sé si è riversato nella rete, andando addirittura a modificare la propria natura”. Ed è qui che interviene il gemello digitale. “Tutto ciò che on-line si sa di noi ma che noi non sappiamo, tutte le tracce (consapevoli o inconsapevoli) che lasciamo durante la navigazione, le interazioni sui social network, le informazioni che condividiamo, gli acquisti che facciamo… insomma, tutta la nostra attività su internet contribuisce a creare un’entità “altra” che, in qualche modo, ci rappresenta”.

La scommessa, per alcuni, è fare in modo che il nostro alter ego digitale riesca a convogliare tutto ciò che noi facciamo (si potrebbe quasi dire che “siamo”) in rete e se ne riappropri. Sarà il gemello digitale a negoziare la cessione di dati personali, a consigliarci un prodotto piuttosto che un altro, a indirizzarci nelle scelte. Il paradosso, evidente, è che si va verso un mondo in cui una parte del nostro potere decisionale sarà delegato a un’entità astratta che in teoria ci rappresenta ma su cui in pratica non abbiamo controllo. “Per questo” afferma De Kerkchove, “dobbiamo agire oggi. Proviamo a immaginare le conseguenze dell’affermazione del gemello digitale, ad esempio, sui bambini, nelle scuole, nell’educazione in generale, ce la sentiamo di delegare l’istruzione delle future generazioni a meccanismi fuori dal nostro controllo?”. D’altronde, oggi è ancora difficile immaginare i confini che avrà il gemello digitale. Sappiamo però che le grandi industrie tecnologiche stanno puntando in questa direzione.

 Per ora abbiamo iniziato a delegare agli strumenti digitali (uno su tutti lo smart-phone) alcune funzioni importanti, come la memoria e, sempre più, l’orientamento. Non si tratta di demonizzare il progresso che ci rende più inetti, al contrario, bisogna cercare di fare in modo che i dispositivi e la rete siano dei facilitatori ma che non ci privino di spazi di autonomia decisionale. “Immaginate un mondo in cui domande fondamentali per la crescita degli individui, dubbi esistenziali, scelte sono demandate ad “Alexa” o agli altri assistenti vocali. Le conseguenze per il nostro arbitrio sono incalcolabili”. Tuttavia, De Kerckhove rimarca il fatto che tale processo non è, per sua natura, né negativo né positivo. Le applicazioni pratiche, però, possono essere socialmente devastanti. “O, al contrario” chiosa lo studioso, “contribuire a creare delle società di individui più consapevoli di sé, degli altri, del pianeta: per questo è fondamentale sensibilizzare oggi l’opinione pubblica e i governi”.