In Europa la domanda crescerà dal prossimo anno. Gli USA competitor? Saranno i benvenuti. Aumenta nel Paese la produzione e vengono messe in campo nuove esplorazioni on e offshore, mentre si apre il confronto con le sfide delle risorse non convenzionali

“In Europa la domanda di gas e di petrolio sta lievemente calando perché l’attività economica si sta indebolendo nel breve termine. Tuttavia siamo convinti che probabilmente il prossimo anno cominceremo ad assistere a un incremento della domanda. Penso che il futuro del gas naturale sia roseo, in Europa come in altre parti del mondo”. Così il ministro dell’Energia e delle Miniere dell’Algeria, Youcef Yousfi, ha espresso le sue convinzioni a Kuala Lumpur, in Malesia, in occasione della 25ma World Gas Conference (giugno 2012), incontrando i giornalisti insieme al CEO di Sonatrach, Abdelhamid Zerguine. In merito a una possibile competizione futura dell’Algeria con gli USA sull’esportazione di gas nessun timore, ha detto a Oil: “Assistiamo, in effetti, alla produzione di nuovo gas, di scisto o non convenzionale, ma credo che gli USA abbiano bisogno del gas naturale per i propri scopi. Tuttavia, se intendono esportare, sono i benvenuti e forse potranno unirsi ai summit dei Paesi esportatori di gas. Non credo però che nel mercato del gas esista una forte competizione. Siamo complementari, non c’è una vera e propria competizione. Credo che il loro fabbisogno nazionale di gas sia enorme”. L’Algeria, nonostante gli eventi politici che hanno scosso il nord dell’Africa per molti mesi, mantiene forte la sua posizione sul fronte dell’energia, e riafferma con sicurezza di poter continuare a soddisfare sia la domanda interna che le esportazioni di gas e petrolio. “Per questo motivo stiamo intensificando le esplorazioni, ma riteniamo di avere sufficienti risorse per entrambe”.

I progetti in campo
“Abbiamo nuovi giacimenti pronti per cominciare la produzione nel 2013 e 2014. La cosa certa è che produrremo ancora più gas. Stiamo ottimizzando la nostra capacità, abbiamo una rete di gasdotti e dobbiamo sviluppare una maggiore flessibilità al fine di convogliare più energia in questi. Stiamo inoltre ottimizzando i mercati, non solo in Europa, ma anche in altri Paesi. Naturalmente sarà necessario rinnovare la nostra flotta di navi cisterna, così come sarà indispensabile rinnovare le nostre centrali a GNL”. In merito alle esportazioni Yousfi ha fatto il punto sulla situazione delle condutture: una verso l’Italia e altre due verso la Spagna. “Siamo stati il primo Paese ad avere dei gasdotti capaci di collegare due continenti, l’Africa e l’Europa. E abbiamo anche un quarto gasdotto in fase di progettazione che collegherà l’Algeria all’Italia e all’Europa”. A questo proposito Yousfi ha spiegato che l’impianto potrebbe essere pronto “entro due o tre anni”. Gli studi pertinenti, ha detto, “verranno terminati alla fine di quest’anno. Solo allora potremo valutare tutte le procedure e la costruzione sarà quindi ultimata in due anni”. E ha proseguito: “Abbiamo intenzione di andare avanti con questo progetto perché siamo convinti che nel medio e lungo periodo aumenterà la domanda proveniente dall’Europa e anche dagli altri mercati”. Tuttavia ad oggi sembra ci sia stato un passo indietro rispetto a queste dichiarazioni. Per sapere, infatti, se il gasdotto sarà realizzato bisognerà aspettare novembre, quando Sonatrach, il gruppo energetico algerino, chiarirà se investire o meno nel progetto.
In particolare, ha spiegato Yousfi, “il settore del gas è cresciuto in maniera straordinaria nel corso degli ultimi quarant’anni. In Algeria la produzione giornaliera di gas naturale è pari all’incirca a 5 Mmc, esattamente intorno ai 140 Mmc. E a partire da questo volume stiamo reinvestendo nei giacimenti petroliferi e anche nei giacimenti di gas, per recuperare liquidi compresi fra 50 e 55 Mmc”.
Il consumo nazionale di gas è pari a circa 30 Mmc e l’attuale livello delle esportazioni si attesta su un valore compreso tra 55 e 60 Mmc”. Il consumo interno “rappresenta il 60 per cento delle nostre fonti di energia principali: il 45 percento viene utilizzato per la produzione di elettricità, il 35 percento per l’industria e il 20 percento per uso residenziale. La nostra politica consiste nel mantenere bassi il più possibile i prezzi del gas al fine di diffonderne l’uso in maniera massiccia nel Paese. Il nostro principale obiettivo consiste nel porre un freno alla deforestazione, nel limitare l’utilizzo di biomasse perché vogliamo preservare nella maniera migliore le poche foreste presenti e nel sostituire per quanto possibile i combustibili liquidi con il gas naturale per tutti gli usi. Il consumo è destinato a raddoppiare nel corso dei prossimi due anni. Inoltre, per quanto riguarda la produzione di energia, la nostra politica consiste nel dare inizio all’uso delle energie rinnovabili. Abbiamo l’obiettivo di ottenere il 40 percento dell’energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030. So che è un target difficile da raggiungere, ma ci impegneremo a fondo”.
Il Paese può contare su infrastrutture sufficientemente sviluppate per l’industria del gas: “Abbiamo due società che lavorano con il gas naturale. La società petrolifera e del gas nazionale Sonatrach si occupa della produzione, del trasporto e della liquefazione del gas naturale, mentre la società Sonelgaz si occupa della produzione di energia e della distribuzione nelle industrie e nelle case”. Per quanto riguarda le infrastrutture per i trasporti, “Sonatrach si avvale di circa 10 mila chilometri di condutture per il trasporto del gas naturale, mentre Sonelgaz vanta oggi 13 mila chilometri, che fra tre anni diventeranno 23.000 chilometri, dedicati al trasporto”. Sul fronte della distribuzione del gas naturale, ha spiegato, “abbiamo una rete estesa per quasi 60 mila chilometri che in tre anni raggiungerà gli 80 mila chilometri”.

Nuovi impianti e gasdotti
Il Ministro ha ricordato che l’Algeria “è stato il primo Paese ad avere una centrale elettrica a GNL. Ha avviato la produzione nel 1964 e oggi ha una capacità pari a circa 27 Mmc e raggiungerà i 40 Mmc fra due o tre anni, quando avremo terminato la costruzione di altre due centrali”.
L’Algeria infatti, ha spiegato il ministro, sta lavorando sui due nuovi impianti per il GNL la cui capacità si aggira intorno a 11 o 12 milioni di tonnellate di gas. “Credo che i due impianti inizieranno la produzione a breve, il primo fra un anno e il secondo fra due anni”. E alla domanda se prevedesse di chiudere le vecchie centrali di GNL Yousfi ha risposto che “una volta sviluppate le nuove la nostra intenzione è di rilanciarle, se possibile. Se non riusciremo a rilanciarle, allora le chiuderemo”. Questo si deciderà “alla fine di quest’anno”.
Il ministro ha ricordato che l’Algeria è stato il primo Paese ad avere dei gasdotti capaci di resistere a una profondità di oltre duemila metri. “Era la prima volta che una conduttura veniva costruita a queste profondità. Fra due o tre anni avremo una capacità di esportazione pari a quasi 90 Mmc: 50 Mmc mediante gasdotti e 40 Mmc mediante GNL”. Un altro progetto è quello di produrre fertilizzanti “combinando i fosfati, di cui abbiamo ampie scorte, e il gas naturale, naturalmente attraverso l’ammoniaca”. E d’altra parte, ha aggiunto, “stiamo promuovendo l’importante settore dei prodotti chimici.”
Per quanto riguarda le risorse, la politica algerina consisterà “nell’intensificare le esplorazioni non solo in bacini già avviati, ma anche in quelli nuovi e in questo senso ci sono nuove regioni adatte alle esplorazioni nelle aree meridionali e occidentali del Paese, mentre nel nord del Paese avvieremo le esplorazioni fra due anni”.
Per nuove esplorazioni di gas e petrolio nel Paese “le analisi e le classificazioni sono state effettuate. Ci troviamo ora nella fase di elaborazione e di interpretazione di questi dati e sembra, secondo queste analisi, che ci sia del potenziale. Nella parte settentrionale del Paese, solo lungo la costa, sembra che siano presenti sia petrolio sia gas, ma c’è bisogno di tempo per riflettere”. E dato che “onshore abbiamo rilevato la presenza di gas e petrolio, se esiste una continuità è possibile che siano presenti entrambi anche offshore”. È per questo che, ha ammesso, “sono in fase di progettazione anche esplorazioni offshore”.
Oltre alle risorse convenzionali il Paese “ha molte risorse non convenzionali fra gli idrocarburi, il gas naturale e il petrolio”. Si tratta di riserve di tight oil o di tight gas (gas di sabbie compatte), gas di scisto e scisti bituminosi. “Stiamo valutando queste risorse di idrocarburi non convenzionali. Dalle prime stime sembra che per il gas di sabbie compatte abbiamo risorse pari a 1.000 Mmc, e per il gas di scisto un volume pari a circa 8.000 Mmc. Naturalmente queste stime devono essere confermate ed è necessario studiare dei metodi e delle strategie per dare inizio alla produzione di tali risorse”.

Le sfide del gas non convenzionale
Ma sono quattro le sfide che si presentano all’Algeria se vuole iniziare a sfruttare queste risorse non convenzionali. “La prima sfida è naturalmente rappresentata dalla tecnologia. Le modalità di produzione delle risorse non convenzionali non sono esattamente le stesse necessarie per quelle convenzionali e dobbiamo quindi prepararci a introdurre queste nuove tecnologie”. La seconda “riguarda invece i costi e questi sono collegati al prezzo del gas naturale sul mercato, che è a sua volta collegato al prezzo del petrolio”. La terza riguarda l’acqua: “Le nostre risorse si trovano in aree desertiche dove l’acqua è scarsa e dove è dunque necessario conservarla. Quindi una delle questioni da risolvere è appunto la gestione di questo elemento”. La quarta sfida “è naturalmente la protezione dell’ambiente”. Il Paese si prepara ad affrontarle tutte, “valutando se è possibile vincerle tutte al fine di cominciare la produzione”. Intende quindi avviare dei progetti pilota e il primo “è già in fase di lavorazione e pensiamo che verrà lanciato fra un anno, in modo da poterci confrontare con tutti i problemi collegati all’eventuale produzione di risorse non convenzionali”.
Per lo sviluppo di tali risorse il Paese si avvarrà anche del supporto di società estere. “La nostra politica prevede la creazione di partnership per quanto riguarda sia gli idrocarburi convenzionali che quelli non convenzionali. A oggi abbiamo circa 40 società estere che collaborano con Sonatrach in relazione alle risorse convenzionali ed è nostra intenzione intensificare le partnership anche per le possibili risorse non convenzionali”. Yousfi ha aggiunto che si sta “pensando ad alcune modifiche da apportare in merito allo sviluppo del gas non convenzionale al nostro sistema legislativo. Per quanto ci riguarda posso dire che presenteremo a breve queste modifiche al governo, e in seguito al parlamento”.
Per quanto riguarda la politica sui contratti di esportazione del gas, e in particolare sui prezzi per i contratti a lungo termine con gli acquirenti europei, il ministro ha sottolineato: “Non abbiamo modificato la nostra politica sui contratti di esportazione del gas. Questa si basa su un sistema di calcolo dei prezzi a lungo termine e so che non abbiamo alcuna intenzione di modificare tale sistema di determinazione. Non credo che Sonatrach sia pronta a introdurre prezzi spot nel sistema di calcolo dei prezzi a lungo termine”. In merito a possibili interventi del governo ha risposto:“Non decidiamo noi il prezzo del gas naturale. Tocca a Sonatrach. Il prezzo è basso se confrontato con il mercato internazionale, ma il governo non sta dando un centesimo a Sonatrach. Si tratta di una cifra che non si avvale di alcun sussidio”. Infine sulle esportazioni future Yousfi ha annunciato che “Sonatrach sta trattando con diversi clienti. Le trattative sono state finora positive e posso dire che riforniremo alcuni Paesi in Asia”.