“Io spero che se avremo lavorato bene, fra dieci anni i nostri successori parleranno di come abbassare il prezzo dell’idrogeno verde e di come investire sulla fusione nucleare. Questa è la transizione che ho in testa”. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha aperto con queste parole la videoconferenza organizzata per illustrare i suoi piani alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera e del Senato.

L’ho incontrato quando dirigeva l’IIT di Genova, allora più che di transizione energetica parlava di risparmio, infatti mi disse che gli uomini producono “cose inutili e ad alto costo energetico” e precisamente: “Non credo siano necessari telefonini sempre più potenti, al contrario è necessario sistemare l’ecosistema che abbiamo rovinato. Invecchiare e vivere a lungo va bene se la salute è buona, vivere in tanti sul pianeta significa cercare equilibri sostenibili. Ecco perché sono orgoglioso di appartenere al gruppo di scienziati che fa scienza per quelli che verranno dopo di noi”.

Il nostro ministro per la Transizione Ecologica sembra, dunque, aver recepito i principi del piano Next Generation EU e, prima ancora, quelli del Green Deal che ha posto l’idrogeno pulito quale elemento fondamentale per raggiungere il taglio delle emissioni del 50-55% entro il 2030 e del 100% entro il 2050.

Gli investimenti cumulativi che Bruxelles ha previsto per questo settore potrebbero arrivare a una cifra che va dai 180 ai 470 miliardi di euro entro il 2050, come è scritto nel documento presentato a luglio scorso. L’obiettivo EU è di produrre un milione di tonnellate di idrogeno verde entro il 2024 e 10 milioni di tonnellate entro il 2030.

Fra le aziende italiane Eni sta sviluppando progetti di produzione di idrogeno a partire da fonti rinnovabili, attraverso l’elettrolisi dell’acqua proprio quello che cita il ministro e cioè il cosiddetto idrogeno verde.

Nicola Armaroli del CNR sull’ultimo numero della rivista Sapere spiega che di Idrogeno: “…ce n’è tanto nell’Universo e anche qui sulla Terra. Purtroppo, è molto socievole e ha grande propensione a combinarsi con altri elementi; ad esempio, con ossigeno o carbonio forma acqua (H2 O) o idrocarburi (es. metano, CH4). Ma l’idrogeno ha interesse energetico solo quando è da solo, cioè nella sua forma molecolare (H2), che è versatile e ha un elevato contenuto di energia…. Nei prossimi anni, sentiremo sempre più declinare la parola idrogeno in un diluvio di colori: verde, prodotto da fonti rinnovabili; blu, estratto dal metano intrappolando la CO 2 di scarto nel sottosuolo; grigio, prodotto da gas, petrolio o carbone; viola, da nucleare… Ma la transizione energetica non può aspettare a lungo. L’idrogeno è un’affascinante prospettiva, che non merita di essere offerta al mercato delle facili illusioni, come il nucleare del 2011”.

Dopo queste parole la svolta che Roberto Cingolani propone sembra di portata epocale e per di più viene da un uomo che non crede nei successi veloci perché come mi ha spiegato tempo fa: “Sono attento nel valutare il costo di ogni singolo processo. Soprattutto in termini energetici. Un aeroplano pesa 26 tonnellate e brucia 35 mila chili di cherosene mentre gli uccelli pesano 300 grammi e fanno 10mila chilometri senza metter piede a terra e senza consumare nulla”.

Dobbiamo, forse, imparare dagli uccelli per uscire dalla crisi climatica che stiamo vivendo e che rappresenta un’improcrastinabile priorità per il futuro del nostro Paese e dell’intera umanità? Per  Bartolomeo Buscemi giornalista UGIS (Unione Giornalisti Scientifici) basta programmare e gestire azioni economico-ambientali che siano quantitativamente efficaci per la transizione da un’economia energivora e inquinante verso una nuova realtà virtuosa sia personale sia sociale rispettosa dell’ambiente e in definitiva dell’uomo stesso e per fare ciò il Ministero della Transizione ecologica, luogo istituzionalizzato dove si devono concentrerare le migliori competenze energetico-economico-ambientali, può fare la differenza (del resto in altre nazioni come la Francia e la Spagna esiste già ndr).

Infine, tutti coloro che hanno una coscienza ecologica pongono molte aspettative in questo nuovo Ministero (MITE) e nel ministro Cingolani, fisico prestato alla Pubblica Amministrazione che durante l’ultimo workshop organizzato dall’Ispra ha dichiarato che all’Italia serve prima tutto una transizione burocratica.  La prima è iniziata accorpando nel nuovo ministero le attività dell’ex Ministero dell’Ambiente e di alcune Direzioni del Ministero dello Sviluppo economico dedicate all’energia. Le responsabilità sono molte e il tempo a disposizione breve, anche per ragioni politiche, ma il nostro nuovo Ministro del nuovo ministero MiTE, mite certo non è, infatti sempre durante la teleconferenza di presentazione delle linee guida del suo ministero alle Commissioni Ambiente ed Attività produttive di Camera e Senato ha anche dichiarato: “L’Italia deve diventare una nazione sicura e smart, in grado di disporre dei migliori strumenti per l’acquisizione dei dati del territorio, per pervenire le calamità naturali. Vorrei lasciare a chi verrà dopo un Ministero digitalizzato e internazionalizzato”.

Roberto Cingolani

 

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.