Sciopero dei blogger per la prima volta nella storia per protestare contro il disegno di legge sulle intercettazioni firmato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano. Una giornata di rumoroso silenzio contro un provvedimento che, secondo gli abitanti della Rete, potrà avere effetti devastanti sulla libertà di informazione nel Web. Questo l’allarme che ieri ha spinto molti blogger ad incrociare le braccia e ad a riunirsi a piazza Navona, insieme agli organizzatori Alessandro Gilioli, giornalista dell’Espresso, e Guido Scorza, giurista specializzato in diritti e censura in Rete.

Il punto cruciale della protesta riguarda nello specifico un articolo del disegno di legge, che impone al blogger (anche amatoriale) l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla pubblicazione di un’informazioni inesatta o “scomoda” e prevede severissime sanzioni pecuniarie per gli inadempienti. Si equiparano così i piccoli blog alle grandi testate giornalistiche e si scoraggia qualsiasi espressione libera da parte dei cittadini, i quali non disponendo spesso dei mezzi finanziari e legali per affrontare battaglie giudiziarie tenderanno a conformarsi alle richieste avanzate. Considerando che molti blog non vengono aggiornati quotidianamente, allora moltissime persone rischiano pesanti sanzioni, pur non ricavando nulla in termini economici dal loro blog.

Hanno aderito all’iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni, tra cui Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI). Tra i sostenitori a titolo personale si ricordano anche Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino. Non molta la partecipazione attiva e nessun corteo per imbavagliare la statua. Forse tutti i bloggisti fanno fatica ad uscire dalla rete per protestare nel mondo reale.

A scendere in piazza Navona personalmente, oltre all’onorevole Antonio Di Pietro, è stato anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto e direttore scientifico di Media Duemila, secondo cui con questo decreto “cambia la possibilità per la gente di essere libera quando dice le cose” e auspica che “questa manifestazione sarà seguita in tutta Italia perché siamo in pericolo di perdere questa libertà”.

Dopo un simbolico “imbavagliamento” dei partecipanti è stata infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete” avente lo scopo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, e che tenga conto della libertà di espressione e di informazione di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.

Sara Alesi