Alla presentazione del volume “Il Tempo Nuovo: la sfida della complessità tra nuova globalizzazione e Intelligenza Artificiale” è intervenuto l’Ambasciatore Riccardo Sessa, Presidente della SIOI, che ha introdotto il tema della giornata, definendolo di straordinaria attualità: la sfida della complessità in un mondo trasformato dalla globalizzazione e dall’intelligenza artificiale.
Hanno, inoltre, partecipato al dibattito il Cardinale Zuppi, apprezzato per la sua profonda conoscenza della società contemporanea e gli autori Diego Brasioli, responsabile al Ministero degli Affari Esteri dell’unità su cybersecurity e intelligenza artificiale, e lo studioso Marco Emanuele, e Francesca Viviani Gartner Client Director Public Sector South Europ.
Riccardo Sessa
Il Presidente ha ricordato come la SIOI, fin dalla sua fondazione, favorisca il dialogo tra generazioni, unendo l’esperienza dei professionisti alla formazione dei giovani, oggi presenti anche in collegamento.
Richiamando un recente evento del Telefono Azzurro per il Safer Internet Day 2026, ha ribadito un principio centrale: l’innovazione non va fermata, ma guidata eticamente. Oggi si vive infatti in un mondo segnato dall’intelligenza artificiale, destinata a incidere profondamente sulla vita collettiva, soprattutto per le nuove generazioni.
Ha infine anticipato un progetto editoriale basato su un’intervista ad Alcide De Gasperi realizzata con l’intelligenza artificiale, esempio delle nuove prospettive offerte dalla tecnologia. Definendo l’IA una delle sfide decisive del nostro tempo, ha aperto il confronto tra i relatori e il pubblico, cedendo quindi la parola agli ospiti.
Matteo Zuppi e l’intelligenza spirituale
Il cardinale Matteo Zuppi ha ringraziato l’Ambasciatore Guido Polo Cavalchini e molti amici con cui ha condiviso esperienze che, ancora prima dell’intelligenza artificiale, hanno favorito connessioni fondamentali. Senza la capacità di pensarsi insieme — ha osservato — resta solo l’intelligenza naturale, alla quale va affiancata anche un’intelligenza spirituale, quel “di più” che permette di unire persone e situazioni diverse e di mantenere uno sguardo profondo sulla realtà.
Colpito dal riferimento all’“idealismo pragmatico” della diplomazia, ha sottolineato quanto sia importante riconoscere il ruolo dell’intelligenza spirituale anche in questo ambito. L’intelligenza artificiale è ormai uno strumento irreversibile e straordinario: la vera sfida è saperla interrogare e utilizzare, evitando sia di demonizzarla sia di diventarne vittime. In pochi anni ha trasformato l’autocoscienza, le relazioni e la ricerca scientifica, ma siamo soltanto all’inizio.
Proprio per questo diventa centrale l’intelligenza spirituale, che le macchine non potranno mai possedere e che consente di mantenere la persona al centro. Quando il mezzo diventa il fine, il rischio è reale. Il “digito ergo sum” descrive bene i cambiamenti in atto, visibili anche nel crescente disagio relazionale dei giovani, alcuni dei quali cercano nell’intelligenza artificiale risposte e una presunta oggettività.
Zuppi ha espresso forte preoccupazione per l’uso dell’intelligenza artificiale nella guerra: basti pensare ai droni, che affiancano modalità di combattimento tradizionali. Senza un solido riferimento etico, la crescita delle tecnologie rischia di essere incontrollabile.
Per questo ha concluso ribadendo la necessità di custodire un “idealismo pragmatico” capace di evitare che l’umanesimo si frantumi e di garantire che la persona resti sempre al centro.
Francesca Viviani (Gartner): giovani, IA e formazione
L’intervento della giovane manager parte dalla condivisione dei dati di un’indagine condotta da Generazioni connesse (centro coordinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, insieme al portale Skuola.net e agli atenei di Firenze e Sapienza di Roma). In questo contesto emerge che il 26% dei giovani intervistati ha ammesso di usare personalmente l’IA per parlare e confidarsi. Soprattutto quando si sentono tristi e più in generale quasi uno su due ha dichiarato di avere amici che utilizzano i chatbot per parlare dei loro problemi personali. Cosa spinge i giovani? La ricerca ha indicato come motivo principale che l’IA costituisce una confort zone emotiva: per il 65% interagendo con l’IA si ha la possibilità di dire tutto senza provare vergogna mentre per il 57% il valore aggiunto è non sentirsi giudicati.
Francesca Viviani ha evidenziato che la formazione dovrà mantenere verticalità e profondità, ma diventare al tempo stesso continua e crescente. Se in passato il percorso formativo tendeva a restringersi, oggi deve invece ampliarsi progressivamente, accompagnando le persone lungo tutto l’arco della vita.
Questo cambiamento impone di ripensare l’educazione scolastica: chi saprà adattarla alla flessibilità, alla velocità del cambiamento e alle nuove opportunità potrà costruire basi solide per il futuro.
Diego Brasioli: relazioni internazionali e tecnologia
Diego Brasioli (responsabile al Ministero degli Affari Esteri dell’unità su cybersecurity e intelligenza artificiale) ha parlato di relazioni internazionali legate alla tecnologia. “Oggi viviamo in un mondo “post-digitale”, in cui il digitale è talmente integrato nella vita quotidiana da essere percepito come indispensabile. – ha precisato -. L’essere umano, si distingue per il suo rapporto simbiotico con la tecnologia. In questo scenario emerge il ruolo centrale dell’intelligenza artificiale, formalizzata nel 1956 ma radicata in un’antica aspirazione a creare strumenti capaci di affiancare l’uomo. Le sue implicazioni sono decisive: il nuovo ordine mondiale si gioca sul controllo dello sviluppo tecnologico, della sicurezza cibernetica e delle infrastrutture digitali, ridefinendo il concetto stesso di sovranità”.
Secondo Brasioli stiamo entrando in una condizione “post-vitruviana”, in cui la tecnologia non è più solo uno strumento ma trasforma il modo in cui l’uomo comprende se stesso. La sfida principale è orientare questa trasformazione al bene dell’umanità, favorendo una “co-intelligenza” che sostenga lo sviluppo umano senza sostituirlo.
Marco Emanuele
Marco Emanuele, Ricercatore presso l’Assemblea parlamentare del Mediterraneo, docente universitario e fondatore della piattaforma di analisi geostrategica Global Eye, ha invitato a interrogarsi se si stia vivendo un semplice cambiamento o una vera e propria trasformazione. A suo avviso, non si tratta di un passaggio superficiale o contingente: Marco Emanuele sostiene, riprendendo il pensiero di Ulrich Beck, che siamo di fronte a una transizione profonda, capace di ridefinire paradigmi culturali e operativi.
Marco Emanuele ha voluto sottolineare che sta cambiando la natura stessa del potere: non solo chi lo esercita, ma anche che cosa esso sia diventato, con le big tech sempre più influenti negli equilibri geostrategici. A suo giudizio, questa accelerazione tocca infine l’identità umana stessa.
In questo scenario, Marco Emanuele ha sottolineato come l’Assemblea parlamentare del Mediterraneo sia impegnata ad affrontare alcune delle principali sfide emergenti, contribuendo attivamente alla riflessione su un futuro sempre più complesso.
