“I giornali che non aspettano più il ritorno al passato”. L’articolo pubblicato da Il Foglio mi ha incuriosito perché non tratta semplicemente dello stato di salute dei quotidiani o delle difficoltà economiche del settore, ma invita a prendere atto del cambiamento e di una impossibilità di ritornare al passato.

Oggi appare evidente che bisogna trovare nuove strade, perché tutto quanto ha caratterizzato gran parte del secolo scorso fa parte del passato.

L’articolo de Il Foglio coglie dunque un punto essenziale: alcuni editori stanno cercando di interpretare il cambiamento e di ridefinire la propria funzione all’interno di un ecosistema informativo radicalmente diverso.

La questione non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda la natura stessa della conoscenza, come noi di TuttiMedia abbiamo più volte sottolineato ed anticipato. E’ ormai chiaro che nell’ambiente digitale la notizia non è più una risorsa scarsa e che le informazioni viaggiano in tempo reale attraverso piattaforme globali, social network, motori di ricerca e sistemi di intelligenza artificiale capaci di aggregare, sintetizzare e distribuire contenuti a una velocità impensabile fino a pochi anni fa.

Paradossalmente, proprio mentre cresce l’abbondanza delle informazioni, aumenta la scarsità di ciò che conta davvero: il contesto, la verifica, la comprensione. È qui che il giornalismo può ritrovare la propria centralità.

Da tempo Derrick de Kerckhove descrive il passaggio da una società dell’informazione a una società dell’intelligenza connettiva, nella quale il sapere emerge dalle relazioni tra individui, reti, archivi digitali e tecnologie intelligenti. In questo scenario il giornalista non è più soltanto colui che trasmette una notizia, ma chi costruisce connessioni significative tra fatti, idee e comunità.

L’avvento dell’intelligenza artificiale rende questa trasformazione ancora più evidente. Se una macchina può produrre testi, riassumere documenti e organizzare grandi quantità di dati, il valore distintivo del giornalismo non risiede più nella semplice produzione di contenuti. Risiede nella capacità di esercitare giudizio, responsabilità, sensibilità culturale e visione critica.

L’esperimento de Il Foglio AI ha avuto il merito di aprire una discussione che riguarda l’intero settore editoriale. La domanda non è se l’intelligenza artificiale entrerà nelle redazioni: è già entrata. La vera questione è come utilizzarla per rafforzare la qualità dell’informazione e non per impoverirla. Le tecnologie possono accelerare i processi, facilitare la ricerca e ampliare l’accesso alla conoscenza. Ma restano strumenti. La responsabilità editoriale continua a essere un compito umano.

Nel frattempo stanno cambiando anche le modalità di relazione con il pubblico. Newsletter, podcast, eventi, comunità digitali e formule di membership mostrano che i lettori non cercano soltanto contenuti. Cercano appartenenza, dialogo e affidabilità. Non acquistano più semplicemente un prodotto editoriale; scelgono una relazione di fiducia.

È forse proprio la fiducia il bene più prezioso del nuovo ecosistema mediatico. In un ambiente attraversato dalla disinformazione, dalle manipolazioni algoritmiche e dalla sovrabbondanza di contenuti, la credibilità diventa il principale capitale di una testata. Più delle copie vendute, più dei clic, più della velocità.

Per questo i giornali che non aspettano più il ritorno al passato sono anche quelli che stanno immaginando nuove forme di futuro. Non rinunciano alla propria missione, ma ne reinterpretano il significato. Non difendono un modello industriale ormai superato; difendono il valore del giornalismo come bene pubblico.

La sfida non è conservare ciò che eravamo. È comprendere ciò che stiamo diventando.

L’articolo de Il Foglio propone, dunque, una riflessione più ampia sulla cultura digitale. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale il problema non è la disponibilità delle informazioni, ma la capacità di trasformarle in conoscenza condivisa.

 

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Maria Pia Rossignaud
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. II presidente Sergio Mattarella la ha insignita dell'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Insignita dal presidente Mattarella dell'onorificenza di "Cavaliere al Merito della repubblica Italiana. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista Mobile Century e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.