Pistole e fucili. Gingilli fallici da esibire per cacciatori e sovranisti, che esternano l’amore per la natura (poveri uccellini ed elefanti!) e la fede nella violenza (poveri noi!). E’ anche la conseguenza di una cultura cinematografica basata sullo spettacolo dello scontro fisico come ratio per esibizionismo e per risolvere problemi. Dai safari ai duelli western, al cappa e spada, al wuxia orientale, alle sparatorie delle serie poliziesche americane, smaccatamente si salvano solo l’eroe e la sua bella. Da Eracle a Rambo, da 007 a Batman queste sono le avventure più propinate con alto indice di audience e gradimento che ispirano purtroppo una reale cronaca nera quotidiana. E’ il successo del crimine. Noi, però, comportiamoci bene …
127 – IMPRESE VIOLENTE
Laddove c’è lotta civile per difendere i diritti e i soprusi la violenza ha una sua motivazione morale. Tutto da discutere su modi, tempi, strategie e opportunità. Invece, in un ambito dove le contraddizioni sociali non sono esasperate e possono essere risolte dialetticamente, la violenza sembra solo un retaggio di aggressività animale, abitualmente e razionalmente compresso dall’educazione e dal comportamento della comunità nella gran parte delle persone. Ma nello stesso tempo molti individui restano ‘succubi’ della violenza come spettacolo sui media. Le avventure cinematografiche di oggi, come i romanzi di una volta, avvincono il pubblico con le loro eccellenti funzionalità artistiche e dispensano valori di supremazia personale o tecnologica. Attrazione è quella di una scazzottatura, della preparazione di un omicidio, di un disastro o di un horror; è attrazione anche quella di una raffica di insulti in un talk show. Non è bello, dicono in molti, ma fa ascolti, dunque piace. C’è qualcosa di libidine soffocata, tipo ormoni o dopamine incontrollate. Anche questo è pandemico, spero non pericoloso. Da studiare in psicanalisi. Fare cinema comunque è un’arte magica.
128 – CITTA’ IN CHIAROSCURO
I dati di aggregazione per genere di film e telefilm non sono precisi perché molto spesso i generi si mescolano e i drammi sono confusi con i gialli, l’azione e l’avventura. Comunque si può stimare che i contenuti ‘violenti’ attengano almeno al 60% degli argomenti. Particolarmente vivaci, anche dal punto di vista della sceneggiatura, sono le serie tv sulla criminalità che dilagano sugli schermi televisivi, visto il gran numero di emittenti in competizione per accaparrarsi gli ascolti. Protagonisti i detective, gli agenti federali, gli sceriffi, i poliziotti senza scrupoli. Di solito prima sparano, poi forse indagano sui morti. Insomma non c’è molto rispetto per onesti o disonesti né per la trasparenza. Meglio ricattare un delinquente oppure farsi un po’ corrompere. Morale ondivaga. E poca distanza tra fiction e realtà. Se nelle storie c’è un pizzico di vero, le grandi città americane come New York, Chicago, Los Angeles, Miami non è che ne escano con una bella immagine. E neppure Napoli e Roma (vedi Gomorra e Suburra). Il Maresciallo Rocca e il Commissario Montalbano saranno edulcorati, ma più ricreativi. Con l’occasione: onore alla memoria di Gigi Proietti!
129 – ARMI PRIVATE
Product placement sottovento, affari in crescita. Armi per tutti o quasi. Difficile contarle con precisione, ma si parla di oltre 300 milioni di armi da fuoco in mano privata negli Stati Uniti (90 ogni 100 abitanti). In Germania e Francia la densità è di circa 30 ogni 100 abitanti, in Spagna e Italia circa 10 ogni 100 abitanti. Il 27% degli Elvetici conservano l’arma in casa, perché dopo il servizio militare restano attivi ‘difensori della patria’. Negli Stati Uniti, secondo il Brookings Institute di Washington, nel primo semestre del 2020, dopo la proclamazione da parte del presidente Donald Trump dello stato di emergenza nazionale per l’epidemia di Covid-19, le vendite di armi sono aumentate di 3 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In Italia i detentori della licenza di porto d’armi sono circa 2 milioni, di cui 500.000 militari arruolati (polizia, carabinieri, servizi). Fuori classifica quanto non dichiarato, le ‘armi bianche’ e quel che succede nei Paesi in guerra.
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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it