Il digitale apre nuove frontiere dei diritti perché influisce in maniera determinante su quanto storicamente esistente ed apre nuove sfere di diritti. Come regolatori e come legislatori dobbiamo porre la domanda: quali sono i tipi di diritti che il digitale mette in campo, quali le tutele richieste e quali possiamo offrire.
Accesso e conoscenza fanno la differenza nella società dell’informazione?
Chi non dispone di un accesso qualificato e di una capacità di utilizzare questo accesso è discriminato. Non c’è dubbio. Oggi più che l’accesso è la fruizione a determinare una separazione fra chi sa e chi resta fuori dal cerchio magico. Il digitale dunque offre enormi opportunità, ma nello stesso tempo crea discriminazione. Opportunità, conoscenza, capacità devono essere distribuite equamente.
L’innovazione è dunque anche e soprattutto un percorso intellettuale, cultura e tecnologia due facce della stessa medaglia?
La tecnologia e la cultura devono parlare, la tecnologia deve mettersi a disposizione della cultura. I tecnicismi esasperati allontanano inevitabilmente questi due mondi. Io sono un fautore dell’unione come suggerisce Eric McLuhan nelle pagine dedicate alla sua intervista. Il nostro compito è trovare il modo di unire questi due mondi. Dobbiamo lavorare affinché entrambi siano motore di rinnovamento utile ai giovani. In particolare propongo una visione che si traduce in una società equilibrata e sostenibile. Parlare di persona e identità digitale è fondamentale, ma ogni aspetto dell’essere umano va integrato con gli altri. Non dobbiamo separare ma unire, amalgamare. Promuovere convergenza. Sono fermamente convinto che le nuove tecnologie digitali siano utili a dinamizzare la società. Dal punto di vista economico mette a disposizione dei giovani strumenti inediti che creano occupazione e sviluppo. L’Arte insegna ieri come oggi. L’arte digitale forse è sottovalutata in Italia perché aiuta a capire l’evoluzione del mondo.

Antonio Preto, Commissario Agcom