DI MARIATERESA CALIENDO

L’evoluzione del mondo dell’informazione negli ultimi 15 anni, in un’unica domanda, in una serata di fine agosto. Fulvio Bufi del Corriere della Sera, Carmine Spadafora di ADNKronos, Maria Pia Rossignaud direttore di Media Duemila e Cesare Protettì, direttore del Master in giornalismo della Lumsa, insieme a Michele Mezza, giornalista ed ideatore di RaiNews24, e scrittore del libro “Sono le news, bellezza! Vincitori e vinti nella guerra della velocità digitale” ne hanno discusso insieme a Vico Equense per la serie “Incontri al glicine”, lo scorso 24 agosto.
Come cambiano giornali e giornalisti, nell’era di Internet? Il cambiamento non è stato improvviso, ma oggi sono i social network a fare il nuovo giornalismo dal basso. Oggi non si parla più di soli lettori, ma di veri e propri comunicatori, pronti a recepire e rilanciare news verso altri social netrwork. Michele Mezza cita Twitter come l’esempio più calzante ricordando  le rivolte in Medio Oriente, nate sul web e poi riprese da giornali e tv.

Spadafora  lancia una sfida: “la crisi del giornalismo forse è dovuta al fatto che sono sempre meno i cronisti che consumano le loro scarpe. La maggior parte scrive “di cose già scritte, di fatti che si trovano già in rete, le inchieste le fanno Striscia la notizia, o le Iene, invece di ce ne dovremmo occupare  tutti noi giornalisti.”  Per Bufi bisogna “adeguarsi”, seguire online l’avvenimento e darne versioni idonee ad ogni piattaforma.  “Sulla carta sicuramente lo spazio è per l’approfondimento, per il dettaglio, l’invito ad una riflessione – dice. La notizia oggi  spesso nasce sul web, la velocità  del mondo digitale fa sì che “i giornali arrivino tardi”. Maria Pia Rossignaud e Cesare Protettì immaginano un mondo senza giornalisti, senza cioè coloro che mediano trasformano i fatti in argomenti notizia bili e utili a crescere ed essere informati correttamente. Giornalista è  il testimone di un evento, di un fatto, oggi questi testimoni si moltiplicano: basta un cellulare per fare ed un invio su mail, socilal network e per questo non serve un tesserino.

Come suggerisce Derrick de Kerckhove nella prefazione, citando McLuhan: “internet è una protesi del cervello umano”. Servirà quindi ai giornalisti come aiuto, o sarà la loro unica strada da percorrere senza consumare scarpe?

Mariateresa Caliendo

Università degli studi di Napoli Federico II