«Viviamo in una società maschilista. Sono ancora gli uomini a decidere e per questo le donne vengono discriminate». È quanto afferma Manuela Lucchini, giornalista Rai dal 1980, in un’intervista sull’informazione di genere rilasciata a Lumsanews e pubblicata sul numero speciale dedicato al Festival del giornalismo di Perugia. Lucchini, volto storico del Tg1, da anni si occupa di medicina e sanità. «La donna – continua la giornalista – deve garantire un impegno maggiore per dimostrare quanto vale».
Secondo una ricerca del Censis presentata a Roma il 27 maggio 2010, il 53% delle donne in tv non ha voce, il 43% viene invece associato a moda, sesso, spettacolo e bellezza; soltanto il 2% della popolazione femminile televisiva appare impegnata in tematiche sociali.
Più recentemente, invece, sono stati presentati i risultati del monitoraggio Osservatorio Europeo sulle rappresentazioni di genere, avviato nel gennaio 2011 dall’Osservatorio di Pavia Media Research. Campione della ricerca, dodici edizioni dei Tg della prima serata di France 2 e Tf1, Ard e Rtl, Bbc One e ITV 1, Rai 1 e Canale 5, Tve  e Telecinco: le prime reti pubblica e privata per  visibilità e ascolti di Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna. Le edizioni sono andate in onda in giornate campione, selezionate mensilmente, con rotazione del giorno della settimana. L’analisi quali-quantitativa condotta sui Tg è stata modellata sulla griglia disposta dal Global Media Monitoring Project, la maggiore rete di monitoraggio globale (coinvolti nell’ultimo progetto 108 Paesi) sulla rappresentanza di genere nei media. Partendo dalla convinzione che il medium televisione contribuisca alla creazione di quell’universo simbolico in cui prendono vita immagini collettive, sono state indagate le dimensioni: chi fa notizia, chi dà e chi produce notizie e come sono fatte. Nel 71% dei casi rilevati, gli uomini sono il soggetto della notizia e/o gli intervistati; le donne, il restante 29%. Questa la media europea. L’output riferito alle donne in Italia è di cinque punti percentuale più basso: lo scarto con la media spagnola è del 10%. Minore copertura femminile in Italia e in Inghilterra per le notizie Politica e governo: quota 11% contro il 29% francese. Le donne fanno notizia principalmente in qualità di opinion leader, politiche, abitanti di qualche paese o celebrità. I ruoli di protagonista, portavoce, esperto o commentatore della notizia sono prettamente maschili (78%) mentre la rappresentanza femminile si aggira intorno al 22%; maggiore visibilità hanno le donne nelle vesti di testimoni oculari, portavoce di esperienze personali o popolari (40%). In Italia questa dicotomia è ancora più marcata: quote 16% e 56%.  In Europa il 54% dei conduttori è donna, in Italia il 58%; sono autrici di servizi il 49% delle giornaliste italiane, in linea con il dato europeo. Il 56% di queste lancia o produce pezzi sull’universo femminile: una media che oscilla tra il 33% delle giornaliste tedesche e il 67% delle spagnole.
«La presenza delle donne in tv dipende dalle notizie – dichiara Manuela Lucchini –  Se si parla di cronaca nera ormai le donne sono tristemente presenti come vittime di violenze e omicidi. Nella politica se ne parla meno perché le donne in questo settore sono in netta minoranza. E’ il ruolo che si svolge nella società, non si tratta di minore attenzione nei confronti delle donne. Se nelle notizie ancora il grande avvocato o il magistrato è uomo è logico che nella cronaca finiremo per parlare di uomini».
Quanto alla presenza di genere in Rai, i dati delle risorse umane, aggiornati al 31 dicembre 2010 e raccolti dalla Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai per la realizzazione di un sondaggio sulla realtà dei giornalisti nell’azienda, su 1.656 unità che costituiscono l’universo giornalistico RAI, il 66% è di sesso maschile, il 33% femminile. Coprono ruoli di dirigenza 280 uomini e 67 donne, ovvero il 17% e il 4% del personale. Più specificatamente sono donne: due direttori, tre vicedirettori su 35 complessivi, 63 capiredattori su 269, 69 vicecaporedattori su 187 e 111 capiservizio a fronte di 168 colleghi uomini. Dati che dicono qualcosa sulla parità di opportunità.

In collaborazione con LumsaNews