Innovating Innovation, due giorni al CNR (20 e 21 ottobre) per difenderci da quanto e da quanti inchiodano l’Italia e la fanno restare ferma. “L’Italia – secondo dati pubblicati da AGCOM – è lumaca sulle prestazioni delle connessioni a banda larga su rete fissa”. I dati prodotti da Akamai dicono che il nostro Paese si posiziona al 47esimo posto al mondo, con una velocità media di 5,2 mega. Inoltre solo l’1,6% delle linee è in grado di supportare servizi video di elevata qualità. Guardando al confronto con gli altri Paesi, la velocità media delle connessioni italiane è meno di un quarto di quella della Corea e nettamente inferiore a Germania e Regno Unito. Capire cosa ci ha frenato ed ancora ostacola il cambiamento è l’obiettivo del dibattito organizzato al CNR.
Coworking, economia collaborativa saranno protagonisti quali emblema di un forte e radicale cambiamento che si identifica con un ambiente che vede collaborare i competitori. Siamo all’economia della contaminazione, dell’interazione, della condivisione quale terreno fertile per la creatività e l’innovazione. L’articolo di Massimo Canducci (Innovation Director at Engineering – Ingegneria Informatica S.p.a) pubblicato su Il Sole 24 ore spiega perché e come è necessario innovare l’innovazione.
A Firenze durante l’evento “ICT Proposers Day” si è parlato di ambienti consoni a stabili partnership, condivisione di idee, unico modo per sostenere le aziende che desiderano ampliare le ricerche in ICT ed anche essere pronte ad affrontare i bandi HORIZON 2020.
Nel 2015 le call di H2020 riservano 600 miliardi di euro alle tecnologie ICT (servizi e applicazioni) in totale 1 bilione di euro è pronto a supportare le idee ICT. Dunque H2020 moltiplica le opportunità per nuovi attori pronti alle sfide che offrono le tecnologie emergenti ed il settore delle infrastrutture.
L’Europa a marzo ha pubblicato un rapporto in cui indica l’Italia quale “Paese con tasso di innovazione moderato”. La banda larga che poco si è adeguata alle esigenze degli utenti ne è prova. Innovare l’innovazione è necessario perché troppo spesso i processi di cambiamento rivoluzionari sono bloccati per mancanza di cultura.

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Maria Pia Rossignaud Laureata in lingue e letterature straniere, specializzata in giornalismo e comunicazione di massa alla LUISS, è giornalista professionista dal 1992. Ha lavorato presso le redazioni de Il Mattino e il Roma. Ha insegnato Editoria Elettronica presso la Scuola superiore di giornalismo della LUISS, è stata titolare della cattedra di “Economia e Gestione delle Imprese Giornalistiche” e di “Giornalismo e divulgazione scientifica” nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, è stata anche componente del Consiglio Direttivo dell’UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici) e membro del comitato editoriale del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). Vanta diverse pubblicazioni. È direttore della rivista di cultura digitale “Media Duemila” e vicepresidente dell’Osservatorio TuttiMedia. Derrick de Kerckhove è stato il direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia ed autore di La pelle della Cultura e dell’Intelligenza Connessa (“The Skin of Culture and Connected Intelligence”) e Professore Universitario nel Dipartimento di lingua francese all’Università di Toronto. Attualmente è docente presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dove è titolare degli insegnamenti di “Metodi e analisi delle fonti in rete”, “Sociologia della cultura digitale” e di “Sociologia dell’arte digitale”. Direttore scientifico della rivista di cultura digitale Media Duemila.