innovation-performance-2014

Si succedono i Governi, si avvicendano –non sempre e non tutti, a dire il vero- i ministri di ricerca e sviluppo economico, ma l’Italia non scala la classifica degli innovatori della Commissione europea, che valuta i risultati raggiunti dai Paesi dell’Ue in tema di ricerca, sia pura che applicata. L’Italia resta così in testa al terzo gruppo, quello degli ‘innovatori moderati’, posizionandosi al 15° posto, con un punteggio comunque inferiore alla media Ue.
L’analisi di Bruxelles, l’Innovation Union Scoreboard, suddivide i Paesi membri in quattro gruppi. A presentarla, in conferenza stampa, martedì 4 marzo, sono stati i commissari Antonio Tajani (Industria), Johannes Hahn (Affari Regionali) e Maire Gheoghegan-Quinn (Ricerca, Innovazione e Scienza).
Sul gradino più alto ci sono i cosiddetti “leader dell’innovazione”, cioè quei Paesi che hanno performances superiori alla media Ue almeno del 20%. Sono, nell’ordine, Svezia, Danimarca, Finlandia e Germania. Niente di nuovo rispetto all’anno passato.
All’‘inseguimento’ del drappello di ‘fuggitivi’, ci sono gli ‘innovation followers’, che comprendono, nell’ordine: Lussemburgo, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Irlanda, Austria e Francia. La loro prestazione è pari o superiore alla media europea al massimo del 20%. Vengono loro associati pure Slovenia, Estonia e Cipro, appena sotto la media
Il terzo gruppo, quello guidato dall’Italia, rappresenta gli ‘innovatori moderati’, la cui performance è inferiore alla media Ue, con una percentuale che oscilla tra il 50 e il 90%. Dietro di noi: Repubblica Ceca, Spagna, Portogallo, Grecia, Ungheria, Slovacchia, Malta, Ungheria, Lettonia e Polonia.
Fanalino di coda, gli ‘innovatori modesti’, nell’ordine: Romania, Lituania e Bulgaria.
Rispetto all’anno scorso, nota Alessandra Flora su EurActiv.it, gli sforzi della Polonia sono stati in qualche misura compensati: il Paese si è infatti staccato dal gruppo degli ‘innovatori modesti’ e ha raggiunto, sia pure in ultima posizione, quello dei ‘moderati’.
Quest’anno sono otto le dimensioni analizzate dal rapporto Ue: risorse umane, effetti economici, reti e imprenditoria, sistemi di ricerca, investimenti delle imprese, innovatori e proprietà intellettuale, finanziamenti e supporto. Fra gli handicap dell’Italia, gli scarsi investimenti di venture capital.
A livello regionale, le Regioni italiane più innovative sono Piemonte, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Ma nessuna Regione italiana sta nell’Olimpo dei ‘leader dell’innovazione’, dove si sono ben dieci laender tedeschi e quattro aree ciascuna per Svezia e Danimarca. Le tre migliori italiane sono fra i ‘followers’ –per l’Emilia-Romagna, è una promozione-. Tutte le altre pedalano nel gruppone degli ‘innovatori moderati’.

Articolo precedenteEuropa assente al Ces di Las Vegas e al GSM di Barcellona. Cosa saremo nel 2050?
Articolo successivo“La donna è…”, due giorni dedicati dalla Rai al ruolo della donna
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.