Il 29 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron ha illustrato una strategia francese, che può anche divenire una strategia europea, per l’Intelligenza Artificiale; e il giorno dopo ha concesso un’intervista al mensile Wired, la bibbia mondiale dei geeks. Come scrive su AffarInternazionali.it Jean-Pierre Darnis, responsabile del programma Tecnologia e Relazioni internazionali dello IAI,
Macron ha annunciato la mobilitazione di 1,5 miliardi di euro in fondi pubblici per lo sviluppo dell’IA e, inoltre, il potenziamento della ricerca pubblica sotto la guida dell’Inria (Institut National de Recherche en Informatique et Automatique), il sostegno all’iniziativa d’investimento tecnologico Jedi, l’impegno dell’Amministrazione pubblica francese a utilizzare in futuro algoritmi trasparenti per le sue applicazioni e la creazione o il potenziamento dei centri di ricerca sull’IA francesi.
Il presidente ‘En Marche’ “parla – scrive Darnis – di una ‘via europea’ all’intelligenza artificiale, che si deve differenziare sia da quella americana sia da quella cinese, collocando la visione politica al centro della scelta tecnologica e insistendo sul connubio fra i due elementi”. Macron, inoltre, “dice che la promozione di un modello politico passa attraverso le scelte tecnologiche, un elemento ben presente alla comunità tech, ma che finora difficilmente emergeva nei discorsi politici”.
Tra gli aspetti più interessanti e specificatamente ‘europei’ delle indicazioni di Macron “c’è la difesa di un ordine liberale non globale, ovvero la rivendicazione della scala nazionale o europea come luogo fondamentale di un esercizio della democrazia collegato a una politica fiscale che permetta una ridistribuzione in grado di compensare gli impatti negativi dell’evoluzione tecnologica … Macron rivisita il positivismo e lo adatta alle esigenze moderne, un’operazione che dà una risposta alla crisi del liberalismo, o per essere più precisi alla crisi dell’iper-liberalismo, che investe l’insieme delle società occidentali”.
Le riflessioni del presidente francese possono avere un riscontro positivo pure in Italia, oltre che, ovviamente, nell’Unione europea, anche se, da noi, Darnis osserva “poca mobilitazione politica intorno alle tematiche tecnologiche”, nonostante fermenti ‘grillini’ e, in ambienti vaticani, un’approfondita riflessione sul rapporto tra l’uomo e l’Intelligenza Artificiale.
In Francia, in Europa, c’è sull’Intelligenza Artificiale “una dinamica molto significativa”: nonostante gli attori siano politicamente o istituzionalmente separati, “esiste una paradossale ma forte convergenza”. Macron s’è esposto e ha chiamato in causa gli altri governi europei per fare progredire il consenso nell’Ue. “L’Italia – nota Darnis – ne ha le capacità. Purché ci sia un governo”.

Macron

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.