di FORTUNATO PINTO –

L’istituto di ricerca Forensic Psychology  ha rilasciato uno studio sui comportamenti degli individui connessi online dichiarando che l’uso della Rete danneggia le funzioni cerebrali. Il Forensic Psychology, specializzato nell’analisi delle menti di individui con devianze criminali ha avviato una ricerca specifica su individui “normali”, studiando gli effetti del Web sulle capacità di analisi, memorizzazione e sviluppo del pensiero paragonabili, secondo gli esperti, agli effetti provocati da sostanze stupefacenti.

L’indagine prende spunto da articoli e  reportage di fonti autorevoli tra le quali anche il Washington Post e il Time, per indagare su come reagisce il cervello degli internauti di oggi. I dati rilasciati mostrano che l’individuo evidenzia una sostanziale differenza di abitudini di utilizzo tra la carta stampata e i contenuti digitali nelle funzioni di ricerca e acquisizione di informazione. Argomento trattato anche da Media Duemila negli incontri dei mesi precedenti “Dal giornale al pixel e ritorno” e “La carta al tempo di Internet”.

Secondo la ricerca della Forensic Psychology la generazione di utenti connessi oggi spende trentacinque miliardi di ore al mese online, consumando ogni giorno tre volte la quantità di informazione che si consumava negli anni Sessanta. Inoltre il 61% degli intervistati dichiara di avere una dipendenza da Internet. Dai dati si evince che a causa del multitasking il livello di stress aumenta e diminuiscono le abilità creative e la produzione di pensiero. Durante una giornata di  lavoro un utente del Web cambia, ogni due minuti, una finestra aperta, controlla le email e cambia il programma in uso. Ogni browser  per oltre il 30% degli intervistati ha più di tre finestre aperte, il che equivale a tre navigazioni diverse contemporaneamente.

Anche dall’istituto di ricerca riecheggia l’idea che Google stia sostituendo il cervello, perché oltre alla quantità di  tempo nella Rete ad inficiare nell’attività celebrale è anche la modalità di utilizzo: The Big G è visitato 7,2 miliardi di volte al giorno ricevendo tre miliardi di ricerche che rendono sempre più inutile il ricordare. La differenza sostanziale tra la ricerca con un libro e con il Web si basa sull’uso della memoria e la sua rielaborazione. Cercando su un libro si ricorderà l’informazione  trovata nel testo anche in un momento futuro; cercando con Google non ritornerà alla mente quanto ricercato ma come lo si è ricercato, semplicemente perché si vive con la sicurezza che l’informazione è per sempre dove l’abbiamo trovata e non c’è bisogno di ricordarla ma soltanto di saperla ricercare di nuovo.

Inevitabilmente ci sono i pro e i contro di un mezzo, nel caso di Internet l’utilizzo quasi costante provoca seri danni. Dal Forensic Psychology avvertono che il “sempre connessi” può provocare sintomi di depressione oltre alla riduzione del 20% della materia bianca dove sono trasmessi i segnali ai centri cerebrali delle emozioni, della memoria, dei sensi e del linguaggio.

Segue un’infografica realizzata per l’esposizione dei dati.


Created by: Forensic Psychology

Fortunato Pinto

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