“L’Europa è la leader nella lotta contro i cambiamenti climatici. Abbiamo deciso di tagliare le emissioni di almeno il 55% entro il 2030”, è l’annuncio su twitter del presidente del Consiglio europeo Charles Michel a seguito dell’accordo raggiunto dai leader europei dopo una lunga nottata di intense trattative, con i Paesi dell’Est in primo luogo, (concluse alle 8,30 della mattina dell’11 dicembre). L’Europa ridurrà dunque le emissioni ponendo un punto fermo per il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050. “Ottimo modo per festeggiare il primo anniversario del nostro Green Deal europeo” commenta la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, alla quale fanno seguito gli apprezzamenti compiaciuti degli altri presidenti Ue, tra i quali Emmanuel Macron che aggiunge “E’ stato un test per la Ue, un test riuscito. La Ue si è mostrata all’altezza delle ambizioni climatiche, un segnale importante, un’ambizione concreta…Alla vigilia del quinto anniversario dell’accordo di Parigi,  noi europei ci impegniamo a ridurre le nostre emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Dieci anni sono domani, quindi facciamo di tutto per avere successo adesso, tutti insieme, giacché non esiste un piano B !”. “L’Europa fa sul serio” quindi come aggiunge il Commissario Ue all’economia Paolo Gentiloni, per garantire la neutralità climatica alle generazioni future e per offrirgli nel contempo enormi opportunità future in termini di innovazione, occupazione e di crescita economica, secondo uno dei principi fondanti del testo varato sulla lotta ai cambiamenti climatici che conferma la posizione leader della Ue rispetto alla grande sfida globale. Malgrado le forti opposizioni del blocco orientale europeo, tra cui Ungheria, Repubblica ceca, capeggiati dalla Polonia, che già un anno fa aveva rifiutato di aderire al programma Ue di neutralità per il 2050, e che in questa nottata continuavano a sollecitare clausole condizionali e garanzie finanziarie per la loro transizione, la Ue è riuscita comunque a conseguire il suo “grande successo”. “Dal mio punto di vista – ha affermato Angela Merkel, presidente di turno dell’Ue– è un risultato molto importante, è valsa la pena perdere una notte di sonno per raggiungerlo, non voglio neppure pensare cosa sarebbe successo se non fossimo stati capaci di arrivare a questo risultato». I 27 Si rappresentano il voto unanime a favore della riduzione delle emissioni di anidride di almeno il 55% per il 2030 e all’azzeramento netto entro la metà secolo. Ora  il Consiglio dovrà confrontarsi con il Parlamento europeo, che ha chiesto una riduzione del 60%, per approntare il testo sulla legge sul clima per il marzo prossimo. Il gruppo dei Verdi tuttavia evidenzia, tra gli altri aspetti, che sia il gas sia il nucleare vengono considerati “verdi” a vantaggio rispettivamente della Romania e Francia, mentre Greta Thunberg, così come Greenpeace, affermano che i provvedimenti non sono all’altezza dell’emergenza climatica e dell’Accordo Parigi. L’Unione intende così dare prova al resto del mondo, Cina e Usa in primo luogo, che la lotta al cambiamento climatico è un grosso potenziale di crescita economica, oltreché una priorità assoluta per la salvezza del pianeta. L’impasse è stato superato a seguito delle concessioni della Polonia, seguita dai soliti Romania, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, dopo una trattativa durata 7 ore. Il negoziato ha previsto nel testo conclusivo, la menzione del gas come tecnologia di transizione” verso la neutralità climatica, per la quale la Polonia chiedeva più soldi per finanziare gli investimenti necessari per la transizione ecologica del loro mix energetico. Sempre gli stessi Paesi dell’Est, infine, hanno incalzato affinché l’obiettivo del 55% fosse considerato a livello di intera Unione europea e non di singoli Stati membri.