Dal 13 settembre scorso in un liceo di Bergamo è iniziata una sperimentazione che prevede l’utilizzo dell’ iPad come supporto didattico. Il progetto, iniziato con qualche incertezza tecnica e burocratica, sembra andare avanti.

Media Duemila ha raccolto il parere di GIUSEPPE COLOSIO, Direttore Generale Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia.

 

Noi di Media Duemila da anni sosteniamo che il Wi-Fi è determinante (abbiamo un gruppo su Facebook dal nome “Più Wi-Fi, più libertà”). Il progetto iPad nel liceo “Lussana” di Bergamo, un’iniziativa della professoressa Dianora Bardi (Presidente di NetPoleis, il network di organismi, istituzioni, associazioni e società civile che promuove la ricerca e l’innovazione scientifica e tecnologica) ha subito un ritardo a causa di problemi di connessione alla Rete…

Certamente, il Wi-Fi è determinante. E i problemi legati alla diffusione della banda larga, nel nostro Paese, talvolta rischiano di ostacolare le migliori intenzioni riguardo all’utilizzo dei dispositivi digitali. Tuttavia, mi risulta che – com’è accaduto anche al liceo “Lussana” di Bergamo – spesso un po’ di pazienza nella messa a punto della rete sia sufficiente per poi poterne usufruire con garanzia di piena funzionalità. Casomai, proprio la diffusione degli strumenti multimediali, anche nella scuola, farà aumentare la domanda di “banda larga” e renderà quest’ultima a maggior ragione rilevante, il che potrà contribuire a promuovere l’innovazione infrastrutturale. Questo è da tempo un bisogno forte, che rischia – qualora la domanda non venga soddisfatta – di far aumentare il cosiddetto “innovation divide” che ci allontana sempre più dagli altri Paesi europei quanto a possibilità e consapevolezza d’uso delle nuove tecnologie.

 

L’uso scolastico dell’iPad è molto controverso. Lei ne è un sostenitore. Perché?

L’iPad non solo è ormai entrato a far parte dell’uso quotidiano di numerosi adulti e ragazzi, ma rispecchia le principali caratteristiche di “usabilità” oggi richieste ad un dispositivo digitale: la rapidità; l’immediatezza; la familiarità dei gesti richiesti per l’utilizzo (la somiglianza con una piccola lavagna, la superficie organizzata in modo equivalente all’iPhone che è già da tempo utilizzato da molti ragazzi lo rendono strumento già entrato, a priori, nell’uso quotidiano). La praticità, la leggerezza, le sue caratteristiche tecniche ed estetiche ne fanno uno strumento particolarmente interessante proprio per intercettare e sollecitare l’interesse dei ragazzi. Non dimentichiamo che, nei prossimi anni, la comunicazione digitale viaggerà sempre più attraverso cellulari o supporti similari. Dobbiamo poter anticipare il futuro.

 

Come risponde ad uno studente del liceo “Lussana” che su Facebook ha pubblicato una nota in cui critica l’introduzione dell’iPad mentre problemi strutturali seri mettono a rischio la sicurezza (asfalto da sistemare in cortile, pannelli dei tetti che cadono a pezzi)?

Sappiamo che purtroppo alcune strutture scolastiche sono in condizioni critiche. L’edilizia scolastica è peraltro gestita attraverso le amministrazioni provinciali – almeno per quanto riguarda gli istituti superiori. Se i problemi in tal senso vanno rilevati e risolti con interventi tempestivi – anche se non sempre questo accade – la cosa tuttavia non deve impattare sulla qualità del servizio offerto agli studenti, in termini sia metodologici sia strumentali. Nostro dovere è innanzitutto promuovere la qualità nella trasmissione della conoscenza docenti-allievi e l’attenzione alla sistematizzazione dei saperi – posto che ormai la conoscenza, per i giovani, non si struttura più all’interno della scuola, o almeno non in via esclusiva; e che dunque lo sforzo che la scuola può e deve fare va indirizzato ad accrescere lo spirito critico degli allievi, la loro capacità di recupero delle informazioni accedendo direttamente alle fonti primarie del sapere, la consapevolezza nel validare la conoscenza. Attività per le quali, tra l’altro, è fondamentale disporre di strumenti tecnologici adeguati.

 

Fare innovazione in un ambiente come la scuola è importante ma come si concilia con un digital divide che non è solo tecnologico: in alcune scuole non ci sono i gessi per scrivere, in altre Lim e iPad…

Il digital divide, così come l'”innovation divide” cui accennavo prima, è una delle questioni che vanno poste al centro dell’attenzione di un’istituzione che – quale è la nostra – ha il dovere di incrementare la qualità dei saperi, a partire dai giovani, in funzione di un obiettivo di crescita culturale che deve riguardare tutti i cittadini, come vuole anche l’Unione europea. Da questo punto di vista, terrei ferma la distinzione tra il piano squisitamente culturale – per cui, anche in mancanza di… gessi, il digital divide si colma incrementando nel tempo le competenze specifiche e trasversali dei ragazzi, gestendo efficacemente la relazione educativa anche attraverso un utilizzo consapevole e ampio degli strumenti didattici, ecc.; cosa per la quale qualsiasi docente può mobilitarsi: basti pensare ai progetti educativi condotti utilizzando i cellulari degli allievi come strumento didattico. Progetti che hanno riscosso in molti casi un grande successo e che hanno restituito risultati interessanti. La capacità di innovazione basata su creatività e ideazione è basilare e ben più importante della mera disponibilità di supporti tecnologici… Detto questo, anche le scuole vanno maggiormente responsabilizzate – e rese protagoniste – rispetto alla propositività e alla capacità progettuale che possono servire a sviluppare azioni, in sinergia con enti locali e territorio, volte anche all’utilizzo comune di strutture o di strumenti con cui colmare le lacune che in effetti ci sono. Occorre mettere a punto strategie condivise, in un’ottica di sistema, per gestire e soddisfare meglio i fabbisogni formativi specifici, individuali e collettivi. 

 

intervista di Sara Alesi

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