I leader dei Paesi della Nato erano andati tutti ad Ankara sperando di evitare una nuova guerra transatlantica; e, magari, di fare un passo in avanti verso la pace in Ucraina. E, invece, si sono trovati presi in mezzo in una nuova fiammata mediorientale: un sussulto di ostilità fra Usa e Iran nello Stretto di Hormuz, scaramucce più serie delle punture di spillo dei giorni scorsi, probabilmente il concatenarsi di episodi più grave dalla firma dell’accordo di tregua di metà giugno.

La nuova ondata di attacchi Usa contro l’Iran, con oltre 90 obiettivi colpiti nella notte tra mercoledì e giovedì, e l’inevitabile reazione iraniana contro interessi americani nella Regione: sono cronache di guerra annunciate, dopo le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump che danno per “finita” la tregua tra Usa e Iran e anticipano ulteriori azioni militari.

Se i titoli di testata annunciano tutti l’escalation militare, le analisi dei principali media Usa s’interrogano sui perché della decisione di Trump di riaccendere il conflitto, solo tre settimane dopo avere firmato un ‘memorandum of understanding’ che prevedeva una tregua, mai totalmente rispettata da nessuna delle parti, e 60 giorni di trattative per trovare un’intesa di pace.

Iran: Cnn, Trump ha ora poche opzioni e sono tutte cattive
Non c’è una risposta univoca, anzi non c’è proprio una risposta, perché l’escalation pare accrescere le difficoltà del presidente e non comportare nessun sviluppo positivo. Sul fronte economico, l’Fmi (il Fondo monetario internazionale) prevede una crescita globale ridotta al 3% quest’anno, a causa della guerra e dell’inflazione che ne deriva. Dopo gli attacchi di martedì notte, i prezzi dell’energia hanno toccato il loro massimo da circa un mese in qua e i mercati azionari sono scesi.

La Cnn si chiede quali opzioni abbia ora Trump in Iran: “Non molte e tutte cattive”, è la risposta. E scrive che il presidente “gioca con il fuoco dell’economia”, dichiarando finito l’accordo con l’Iran. Il Washington Post afferma: “Trump riapre la guerra con l’Iran e un problema politico che non sa risolvere… I repubblicani affrontano le elezioni d’autunno impacciati da un conflitto cui gran parte degli elettori s’oppone, incapaci di porvi fine e in larga misura non disposti a rompere con l’uomo che l’ha iniziato”, cioè il presidente.

Il Washington Post ricorda che, prima di ordinare l’ondata di attacchi della notte appena trascorsa, Trump aveva definito “feccia” i leader iraniani: “gente malata” e “bugiarda”, con cui non merita negoziare. Salvo poi dire che lo hanno cercato perché vogliono un’intesa “a qualsiasi prezzo”.

Il New York Times guarda, invece, a quel che succede in Iran, dove si avvicinano alla conclusione le onoranze funebri all’ayatollah Ali Khameney, la guida suprema uccisa nella prima giornata dell’aggressione israelo-americana, il 28 febbraio. In un’analisi, il giornale osserva: “Gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz condotti dai Guardiani della Rivoluzione, all’origine della ripresa dei bombardamenti statunitensi, rischiano di forzare la mano all’Iran e di rilanciare il conflitto”. E “non sarebbe la prima volta che ciò accade”, cioè che i Guardiani della Rivoluzione prevalgono. “La storia dell’Iran testimonia che il Paese è pronto a resistere, anche quando ciò significa subire gravi perdite”, come la sanguinosissima guerra con l’Iraq negli Anni Ottanta dimostra.

In questo quadro, non è chiaro il significato della cancellazione della visita in Israele del segretario alla Guerra Pete Hegseth, dopo la ripresa del conflitto, che non dispiace al premier israeliano Benjamin Netanyahu, ma anche dopo la vendita alla Turchia di F-25, un affare cui Israele s’oppone.

Nato: un Vertice meno peggio del temuto
Nonostante le posizioni ondivaghe del presidente Trump, che – ad esempio – nel giro di poche ore boccia e promuove la Spagna, il Vertice della Nato ad Ankara ha fatto meno danni del temuto: l’Alleanza ha ribadito il principio del reciproco appoggio in caso di attacco a uno dei suoi membri e ha rinnovato il sostegno all’Ucraina, cui Trump ha anche promesso la licenza per costruire i Patriot, così da dotarsi di quelle difese anti-aereo che, al momento, le fanno difetto.

Il cambio di atteggiamento di Trump su questo punto ha costituito una sorpresa per tutti, da partire dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky; ma è anche stato salutato con favore da tutti, tranne – ovviamente – che dalla Russia. Il magnate presidente ha espresso giudizi taglienti sui suoi alleati, mentre ha detto che i rapporti con la Cina sono “ottimi”, ma non ha annunciato, come si temeva, tagli delle truppe Usa stazionate in Europa.

Secondo Politico, i leader dei Paesi della Nato, che tenevano il peggio (e avevano ciascuno pensato a come evitare il deragliamento del Vertice e fare contento Trump), tendono ora ad assumere, davanti alle sparate del magnate presidente, l’atteggiamento dell’ ‘al lupo!, al lupo!’, senza prenderle troppo sul serio.

 

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.