Attacchi e contrattacchi, negoziati in stallo, nel Medio Oriente e in Ucraina guerra e pace viaggiano su un tragico ottovolante. Nella notte tra martedì e mercoledì, Usa e Iran si sono scambiati attacchi, pesanti, ma circoscritti, dopo l’abbattimento di un elicottero americano a opera di un drone iraniano al largo delle coste dell’Oman nello Stretto di Hormuz, che, da cento giorni e più, è di fatto chiuso alla navigazione con enormi ripercussioni negative sull’economia, sul commercio e sull’approvvigionamento energetico planetari. Il copione s’è ripetuto la notte successiva e minaccia di riprodursi ancora.

Le cronache dal Medio Oriente hanno sussulti di ora in ora, al ritmo delle dichiarazioni, spesso disconnesse dalla realtà, ma comunque capaci di avere un impatto prevedibile sui mercati finanziari, del presidente Usa Donald Trump. Le notizie dall’Ucraina sono più lineari, ma non per questo più positive: attacchi russi con missili e droni, repliche ucraine dello stesso tenore, combattimenti sterili, ma letali, lungo la linea del fronte; rinnovato fermento diplomatico europeo e ucraino, distacco di Trump (“Se la sbrighino loro”), algidità del presidente russo Vladimir Putin.

Gli eventi in Medio Oriente delle ultime 96 ore sono stati segnati da una recrudescenza degli scontri – malgrado la tregua in atto -, mentre Israele mantiene la pressione militare anti-Hezbollah nel Sud del Libano, complicando il contesto negoziale fra Washington e Teheran. Diplomaticamente, il tutto va visto nella prospettiva di una settimana di vertici: dal G7 in Francia al summit dei 27 a Bruxelles.

La recrudescenza del conflitto in Medio Oriente relega in secondo piano l’impegno diplomatico europeo sul fronte ucraino, mentre Mosca e Kiev continuano a scambiarsi attacchi con missili e droni. Riuniti domenica a Londra con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Gran Bretagna, Francia e Germania, che guidano il movimento dei cosiddetti Volenterosi, hanno sostenuto l’iniziativa ucraina, respinta dal Cremlino, di negoziati diretti tra Zelensky e Putin.

E’ quanto si legge nella dichiarazione a chiusura dell’incontro di Londra, presenti, oltre a Zelensky, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “L’attuale linea di contatto deve essere punto di partenza per i negoziati. Qualsiasi elemento di trattativa relativo a Ue e Nato deve essere subordinato all’accordo dell’Ue e dei suoi Stati membri, nonché a quello degli alleati”, si legge nel testo. L’Italia, non invitata a Londra, sta alla finestra e segue gli sviluppi.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.