Siamo da capo a dodici: 140 giorni dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran, e 30 giorni dopo la ‘tregua bidone’ firmata dal presidente Usa Donald Trump fra gli ori e gli specchi della reggia di Versailles – manco fosse Luigi XIV, il Re Sole – è di nuovo guerra ed è di nuovo blocco navale. Il presso del petrolio s’impenna, l’inquietudine azzanna diplomazia, finanza, gente comune: non c’è una speranza, non si vede uno sbocco.

Le illusioni di pace coltivate durante le sessioni negoziali tra Usa e Iran sono svanite, fra le minacce di Trump e la propaganda del regime di Teheran. Ondate di attacchi Usa con aerei, droni e missili si succedono da giorni: a mercoledì erano stati colpiti centinaia di obiettivi iraniani, c’erano stati morti – oltre 30, con oltre 260 feriti -. Hanno fatto vittime anche le azioni iraniane contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz, l’innesco di questa nuova vampata bellica.

A ogni ondata d’attacchi, l’Iran ha risposto colpendo interessi e presenze statunitensi nella Regione, negli Emirati arabi uniti e in Oman, Qatar, Bahrein, Kuwait e Giordania.

Israele, il cui governo gongola a questi sviluppi – il governo del premier Benjamin Netanyahu è sempre stato contrario alla tregua fra Usa e Iran -, resta per il momento estraneo alla recrudescenza del conflitto. Israele e Libano hanno tenuto a Roma, presso l’ambasciata statunitense, una sessione di trattative sull’attuazione degli accordi raggiunti a Washington a fine giugno.

E mentre il pendolo dell’attenzione dei media torna a spostarsi sull’Iran, Russia e Ucraina portano avanti le loro guerre: quella al fronte, di cui si sa pochissimo, a parte informazioni non verificate che dicono che la Russia perde ogni mese più uomini di quelli che riesce a arruolare per ricostituire i ranghi; e quelle notturne, con attacchi incrociati di missili e droni letali per la popolazione civile. Secondo la Cnn, il mese di giugno è stato il più letale per la popolazione civile ucraina dall’inizio dell’invasione, quasi 53 mesi or sono.

Ad accrescere la confusione, l’Amministrazione Trump s’inventa un vertice sul ‘terrorismo rosso’, la cui giornata clou è oggi. Marco Rubio, segretario di Stato, invita a Washington leader e ministri degli Esteri di 60 Paesi: riceve risposte tiepide, perché l’idea di costruire una risposta globale a una “minaccia comunista” che esiste solo nelle elucubrazioni pre-elettorali del presidente Trump suscita più cautela che entusiasmo. L’Italia, come molti altri Paesi, ci sarà, ma a livello diplomatico.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.