Le speranze di pace tra Usa e Iran sono appese a un filo sempre più sottile, dopo che martedì è stata la giornata di combattimenti più intensi fra le due parti nel Golfo Persico da settimane, anzi da mesi in qua. Si combatte anche nel Sud del Libano: su richiesta degli Usa, Israele evita da giorni attacchi su Beirut, ma esercito israeliano e miliziani di Hezbollah continuano a scambiarsi colpi: le vittime sono decine quasi ogni giorno, praticamente tutte libanesi, anche donne e bambini.
Le notti di fuoco e di morte si succedono pure in Ucraina, con attacchi russi con missili e droni, che hanno come bersaglio la capitale e altre grandi città, e incursioni ucraine su obiettivi russi, perfino nei pressi di San Pietroburgo. Si contano vittime civili dall’una e dall’altra parte.
Sul fronte ucraino, non vi sono negoziati di sorta. Il Cremlino ironizza: “La guerra finirebbe subito, se l’Ucraina si ritirasse dai territori che sono nostri”, con un riferimento al Donbass, invaso ma non ancora del tutto occupato dopo oltre 50 mesi di combattimenti e devastazioni. Kiev accusa carenza di sistemi di difesa anti-aerea e sollecita a Washington altre batterie di missili Patriot, che però non arrivano.
Torniamo al quadro mediorientale. Missili e droni iraniani sono stati sparati martedì contro obiettivi nel Bahrein e nel Kuwait, ma non sono andati a segno. A loro volta, le forze Usa hanno attaccato obiettivi militari sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hornuz, e una petroliera che cercava di forzare il blocco navale della US Navy ai porti iraniani. Il New York Times evidenzia come le fonti militari Usa definiscano “aggressive” le azioni iraniane e “difensive” le loro, che sarebbero state condotte per prevenire attacchi contro obiettivi americani.
Fronte trattative, quelle tra Israele e Libano proseguono a Washington, ma sono sterili e di fatto inutili, perché il governo di Beirut non è in grado di frenare e, tanto meno, di disarmare Hezbollah. Quelle tra Usa e Iran, di cui Teheran aveva lunedì annunciato la sospensione, paiono invece andare avanti. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu minimizza uno scontro telefonico avuto lunedì con il presidente Usa Donald Trump, ma la conversazione è stata a dir poco tempestosa: a Trump, Axios attribuisce espressioni come “Tu sei tutto matto”: e, ancora, “Ti sto salvando la pelle… Se non fosse per me, tu saresti già in prigione… Adesso tutti ti odiano e tutti odiano Israele…”.
