Dopo la prima sessione di colloqui diretti tra Usa e Iran in Svizzera, le delegazioni sono tornate alle rispettive basi raccontando ciascuna di avere ottenuto quel che voleva senza nulla concedere. Il che non è credibile e non può essere vero. Entusiasti i toni del vice-presidente Usa JD Vance, che pure dovrebbe già avere imparato a sue spese quanto siano scivolose le trattative con Teheran. Cauti ma comunque positivi i commenti degli iraniani: i negoziati vanno avanti.

Per il momento, sono le parole bellicose e aggressive di Trump a mettere a repentaglio le trattative tra Usa e Iran. Non si capisce se il magnate presidente, tornato ‘su di giri’ dal vertice del G7 a Evian in Francia, voglia mettere pressione sul nemico, cioé Teheran, o sull’amico, cioè il suo vice Vance, cui ha affidato il difficile negoziato.

Una ‘polpetta avvelenata’, da cui uscirne bene è comunque improbabile. Tanto più che Vance è perennemente scortato dai giannizzeri di Trump, i suoi due ‘negoziatori in capo’, l’immobiliarista Steve Witkoff, che fa affari, non accordi, come piace al capo – la parola in inglese è la stessa, ‘deal’ -, e il ‘primo genero’ Jared Kushner, che fa affari di famiglia, sempre come piace sempre al capo.

E a sabotare la trattativa, se non ci pensa Trump, può sempre provvedere il premier israeliano Benjamin Netanyahu: gli attacchi in Libano non cessano, nonostante i ripetuti annunci di tregue mai rispettate.

Per Vance, il cammino, già di per sé in salita, sta rivelandosi un’arrampicata di sesto grado. Il vice di Trump parla di “grandi progressi”: tra alti e bassi, con le trattative sospese e poi riprese, al ritmo delle sortite del presidente, sembra che sia stata fissata una tabella di marcia per i prossimi 60 giorni per affrontare le questioni più ostiche sul tappeto, i programmi nucleari e l’uranio arricchito iraniani, lo statuto dello Stretto di Hormuz, la levata delle sanzioni, lo sblocco dei beni iraniani congelati.

I commenti della stampa internazionale sono severi con il magnate presidente: “Trump voleva uscire dalla guerra… Ma rischia di ritrovarcisi risucchiato dentro…”, osserva il Washington Post. Risultato: l’ira di Trump cresce, verso i media, i repubblicani reticenti, gli alleati riluttanti. Appuntamento con rischio di ‘showdown’ al Vertice della Nato di Ankara il 6 e 7 luglio.

Dove lo scenario non cambia è l’Ucraina: i droni russi e ucraini colpiscono – nel fine settimana e ancora nei giorni seguenti – obiettivi reciproci, fanno danni e vittime. Le prospettive di una trattativa e le speranze di pace restano flebili.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.