Con l’Iran, il presidente Usa Donald Trump non riesce a vincere la guerra e neppure a fare la pace: nessuno degli obiettivi che lui e il premier israeliano Benjamin Netanyahu si erano prefissati, lanciando la loro aggressione il 28 febbraio, è stato raggiunto, a fronte di migliaia di vittime fatte. E le prospettive economiche globali sono decisamente peggiorate, con il rischio denunciato dall’Fmi, il Fondo monetario internazionale, di una recessione planetaria, con meno crescita e più inflazione.

Eppure, le borse sono euforiche: mercoledì 15, Wall Street ha chiuso su livelli record assoluti, recuperando tutte le perdite accusate dopo l’attacco israelo-americano all’Iran. Gli investitori scommettono sulla pace e l’indice S&P s’avvicina per la prima volta a quota 7000.

Per contro, il presidente Trump litiga con i suoi alleati, anche quelli che s’erano fin qui sforzati d’essere concilianti, e perde il sostegno di una parte consistente della sua base. In Europa, rompe con la premier italiana Giorgia Meloni, dopo avere dato ‘il bacio della morte’ al premier ungherese Viktor Orban, consegnato alla sconfitta elettorale anche a causa del suo ingombrante sostegno.

Senza contare la battaglia ideologico-religiosa ingaggiata da lui e dal suo vice cattolico JD Vance con Papa Leone XIV, ‘colpevole’, ai loro occhi, di invocare la pace e di denunciare l’arroganza e l’irresponsabilità dei leader che praticano la sopraffazione e la violenza.

Per la Cnn, “gli alleati di Trump non possono sottrarsi alle conseguenze della guerra all’Iran”: “Leader che prima si presentavano come ponte Fra Usa e Ue ora ne prendono ora le distanze, ma non riescono a evitare di essere coinvolti nella sollevazione globale che Trump sta provocando”.
Il Wall Street Journal sostiene che “l’Europa accelera i piani per un’alternativa alla Nato, nel caso che Trump decidesse di abbandonare l’Alleanza”: una riunione del Consiglio europeo è convocata per la prossima settimana, il 22 e 23 aprile. Il New York Times rileva il deterioramento dei rapporti con la Cina: il presidente cinese Xi Jinping formula una critica “neppur troppo velata” a Trump, dicendo che il Mondo non può tornare “alla legge della giungla”; e Papa Leone XIV, dall’Africa dov’è in missione, rinnova l’impegno per la pace e la fermezza nel non piegarsi “alla prepotenza”, “senza paura”.

L’attacco a Meloni arriva, largamente inaspettato, ma non imprevedibile, quando la premier bolla come “inaccettabile” l’attacco al Papa. Trump definisce a sua volta Meloni “inaccettabile” e dice d’essersi sbagliato nel giudicarla: “Sono stupito: pensavo avesse coraggio…”. Secondo Politico, Trump pone per la premier “un problema infernale”: “Meloni si trova stretta tra la lealtà a Trump e il rischio di perdere la propria credibilità presso gli elettori cattolici conservatori”. Euronews mette nota: “Il presidente, che in passato era sempre stato prodigo di elogi per la premier, contesta a lei, come a tutti gli alleati europei, il mancato intervento nella guerra israelo-americana e il divieto all’uso delle basi Nato per missioni belliche. Su questo, s’è innescata la polemica sul Papa e, martedì, la decisione dell’Italia di non rinnovare un memorandum di cooperazione con Israele nell’ambito della difesa”.

Lo stesso clima di confusione e disorientamento si respira, in un certo senso, negli Stati Uniti, dove gli elettori di Trump deplorano – è l’analisi di Axios – di non avere quello per cui avevano votato: l’insoddisfazione è particolarmente forte fra i fondamentalisti cristiani, dopo gli attacchi al Papa e l’immagine di Trump nei panni del Cristo, giudicata “blasfema” dagli evangelici. E la guerra all’Iran continua a non convincere gli americani: solo uno su quattro pensano che valesse la pena aprirla; oltre la metà vi s’oppongono, secondo sondaggi condotti in questi giorni, con il conflitto nella settima settimana.

Sull’altro fronte di guerra aperto, l’Ucraina, la tregua pasquale s’è conclusa e combattimenti e bombardamenti sono ripresi. Kiev e Mosca cercano entrambe di rafforzare la propria posizione sfruttando il conflitto iraniano: il presidente russo Vladimir Putin si propone come mediatore, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky cerca sponde in Turchia e in Siria, per rafforzare il ruolo dell’Ucraino nel Mar Nero e diventare interlocutore di un ex alleato russo. Gli Usa sono assenti dalla scena in questo momento; l’Europa non ha peso per incidere.

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Giampiero Gramaglia
Giornalista, collabora con vari media (periodici, quotidiani, siti, radio, tv), dopo avere lavorato per trent'anni all'ANSA, di cui è stato direttore dal 2006 al 2009. Dirige i corsi e le testate della scuola di giornalismo di Urbino e tiene corsi di giornalismo alla Sapienza.