Lo sviluppo della telemedicina è una priorità per un Paese che vuole crescere. Lo scorso 8 ottobre, a Palermo, si è tenuta la conferenza sul millesimo trapianto eseguito in ISMETT, l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione. Media Duemila pubblica l’intervista a Laura Raimondo, Amministratore Delegato UPMC Italia (University of Pittsburgh Medical Center).

 

“Nel 1997, quando nasce il progetto di sperimentazione gestionale ISMETT,  l’Unità per la selezione dei pazienti candidati al Trapianto dell’Ospedale Cervello, guidata dal Prof. Palazzo, aveva assistito e accompagnato oltre 200 pazienti  in centri italiani o esteri e 300 erano i pazienti in lista di attesa.  L’innovazione a ISMETT nasce da qui, cioè dalla scelta determinata di un gruppo di responsabili  medici dell’Unità e di politici e amministratori attenti a individuare  un  soggetto privato qualificato e pronti a rischiare e costruire con lui un partenariato la cui finalità era, ed è ancora oggi, quella di  mettere al servizio dei pazienti con malattie terminali di organo i vantaggi che la ricerca avanzata  può assicurare per dargli una vita nuova e possibilmente di elevata qualità, nella propria Regione, vicino alla propria famiglia”.

 

Chi era il partner privato e cosa è diventato da quell’ormai lontano 1997?

“Si tratta dell’Università di Pittsburgh, della sua scuola di medicina e del suo centro medico. Un’Università americana di medie dimensioni che aveva costruito la sua fama internazionale sulla sperimentazione prima e sulla trasformazione poi in terapia definitiva del trapianto di fegato e della crescita e sullo sviluppo del più grande centro trapianti, conosciuto dal ’96 come il Thomas E. Starzl Transplantation Institute. Allora UPMC, impresa non-profit per la salute, era in fase di grande crescita ma le sue dimensioni erano ancora  limitate. Il valore della produzione degli ospedali di UPMC era di circa 1,8 miliardi di dollari e 9.000  erano gli addetti. Oggi il valore della produzione è di 8 miliardi di dollari e gli addetti sono 50.000.

Il progetto ISMETT nacque come un progetto  ambizioso che intendeva  trasferire velocemente le competenze e  il know-how necessari per poter rendere operativo in poco tempo uno dei programmi ancora oggi fra i più complessi in medicina, il programma del  trapianto di fegato.   Dopo circa 11 anni dal primo trapianto aver tagliato il traguardo dei mille casi  è certamente un attestato del fatto che quelle competenze e quel know how, in questa sperimentazione gestionale fra pubblico e privato, sono state create e il numero di trapianti effettuato è il miglior indicatore  di risultato disponibile: 1000 trapianti effettuati oltre a migliaia di interventi chirurgici di alta specializzazione, con tassi di mortalità estremamente contenuti ed elevati indicatori di qualità.  

Il progetto ebbe inizio con una massiccia presenza di medici di Pittsburgh  a Palermo e una formazione spinta e mirata di infermieri presso UPMC  prima dell’avvio del programma. Nel tempo si sono succedute continue rotazioni di medici, farmacisti e infermieri a/da Pittsburgh.  A oggi sono state effettuate più di 115 rotazioni per oltre 6000 giornate di formazione a Pittsburgh . Solo con questo tremendo sforzo organizzativo e di integrazione fra la struttura americana e quella italiana si poteva ottenere in cosi breve tempo l’aggregazione di competenze complesse, non solo mediche, che hanno caratterizzano lo sviluppo dell’unico ospedale specializzato in trapianti d’Europa. Oggi l’istituto è dotato di team di lavoro infragruppo, fra Pittsburgh e Palermo, oramai consolidati e non solo nel campo dei trapianti di fegato ma anche nel campo dell’IT, della patologia e radiologia, della farmacia, della cardio-chirurgia,  della formazione con simulatori. Si affinano, così, i protocolli di intervento, i programmi di gestione dei dati e delle informazioni,  i prodotti e servizi di cui fa uso l’ospedale adattandoli alle esigenze di ISMETT. Grazie a questa integrazione negli ultimi due anni ISMETT ha ottenuto tutti i più importanti riconoscimenti e certificazioni di  qualità degli standard per strutture sanitarie”.

 

Ma cosa altro ha trasferito UPMC in questi anni: molti si domandano, alle volte dubitando, dell’effettiva possibilità che si possa fare davvero trasferimento tecnologico fra luoghi cosi distanti?

“Il partenariato pubblico-privato ha messo a disposizione di ISMETT i risultati della ricerca effettuata a Pittsburgh negli ultimi 15 anni.  Vorrei citare solo un dato che dà il senso della dimensione di questo contributo: sono stati circa 10 i miliardi di dollari investiti in quindici anni, dal 1996 al 2009, in ricerca medica di base, traslazionale e clinica, da UPMC e dalla Scuola di Medicina, mettendo insieme risorse proprie e fondi statali (NIH -National Institute of Health, e altro). Questo ha significato poter aver accesso a tutte le innovazioni e protocolli di ricerca che si sono man mano sviluppati in questi anni e alle nuove tecniche di alta specializzazione messe a punto e puntualmente impiegate a ISMETT e offerte ai suoi pazienti.

Ciò che tuttavia è più importante sottolineare in questa occasione di riflessione, è che il modello che integra attività clinica,ricerca e formazione, che è il modello proprio di Pittsburgh,  è nel tempo divenuto parte integrante delle modalità di operare di ISMETT. L’ampliarsi delle linee di ricerca nel campo dell’ingegneria rigenerativa, la creazione dell’Unità di Medicina Rigenerativa e Tecnologie Biomediche , istituita al fine di sviluppare programmi di riparazione di organi e tessuti compromessi utilizzando le differenti metodologie rese possibili dalle attuali tecniche di biologia cellulare, biologia molecolare e ingegneria tissutale,  ne  è  una testimonianza. 

ISMETT non è più solo dunque un programma di trapianti d’organo frutto di un esperimento di trasferimento di know-how, ma è divenuto un soggetto attivo della produzione di know-how e ciò in soli dieci anni.  ISMETT  trova sempre sponda nei ricercatori di Pittsburgh ma  ha cominciato ad aggregare intorno a sè altri centri di ricerca  nazionali e internazionali potenziando in questo modo la sua capacità innovativa.  La proposta avanzata sul Programma Operativo Nazionale ne è testimonianza: guidata da ISMETT, include l’Università di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, due piccole e medie  imprese,  il CNR, la Fondazione Ri.MED, e la Poliambulanza di Brescia.

Per questo motivo ISMETT è stato da più parti riconosciuto come un soggetto creatore di valore sul territorio perchè  produttore di reti d’eccellenza e di competenze specialistiche. Da luogo dell’innovazione , come lo definì il Censis nel 2009, ISMEET deve poter contribuire a creare una filiera di eccellenza nelle scienze della vita e per far questo  ha bisogno del continuo apporto di una massa critica di risorse qualificate e di istitutzioni capaci si sostenere i processi innovativi.

L’apporto di UPMC in questa nuova fase della maturità di ISMETT può per alcuni versi essere ancora più determinante che in passato. ISMETT infatti, se opportunamente sostenuto nel rafforzamento delle sue capacità di ricerca, può diventare motore per lo sviluppo di attività biomedicali nel campo delle biotecnologie e in quello dell’IT applicata alla sanità.  ISMETT può attrarre, come del resto ha già fatto, finanziamenti in Sicilia per lo sviluppo della ricerca  e nuovi soggetti imprenditoriali interessati allo sviluppo delle sue linee di ricerca.

In questo sarà di grande aiuto la rete di relazioni internazionali in campo scientifico di UPMC e dell’Università di Pittsburgh, e la rete di accordi per la ricerca di soluzioni tecnologiche avanzate con provider internazionali nel campo medicale.

Ugualmente importante in quest’ottica è la rete dei  progetti internazionali di UPMC che si sta intensificando grazie anche, e forse soprattutto, al successo dell’esperienza di ISMETT. Quella rete  ha portato UPMC a intessere relazioni in Cina, Giordania, Kazakistan, Egitto, dopo l’Irlanda, l’Inghilterra e il Qatar . È una rete di rapporti e relazioni che possono, non solo beneficiare ISMETT,  ma essere rilevanti per lo sviluppo  del progetto Ri.MED per la ricerca nel campo delle biotecnologie.  Le opportunità da cogliere per il futuro sono dunque molte e possono costituire una seria opzione di sviluppo per quest’area territoriale. Noi ci auguriamo di poter consolidare questa esperienza e di poterla allargare a nuovi terreni di collaborazione”.

 

Laura Raimondo

Amministratore Delegato UPMC Italia