L’attuale crisi sanitaria ha colpito pesantemente anche la produzione di energia da fonti rinnovabili, fondamentale per la risoluzione della crisi climatica mondiale, segnando il primo calo in 20 anni. Tuttavia, il settore delle energie rinnovabili si è dimostrato nello stesso tempo “più resistente degli altri combustibili” per cui si prevede una rapida ripresa già dagli inizi dell’anno prossimo. Nel 2019, in tempi antecedenti la pandemia, il prezzo di acquisto dell’energia risultava pari a 52,32 euro a MWh, registrando invece nelle prime settimane di marzo 2020 un drastico calo del 38% sulla borsa elettrica corrispondente a 32,30€/MWh, provocato dall’incertezza generata dal coronavirus. In una prospettiva di decarbonizzazione, e di distacco dalle fonti tradizionali, petrolio, carbone e gas fossile, la spinta verso l’elettrizzazione dei trasporti diventa sempre più incalzante, partendo da una  mobilità sempre più “elettrizzata”, per la quale le fonti rinnovabili risulterebbero avantaggiate rispetto al petrolio anche in termini di costo industriale. In questo senso alcuni colossi petroliferi come Shell e BP, avevano annunciato agli inizi dell’anno, le nuove strategie aziendali di de-carbonizzazione con l’obiettivo di diventare entro il 2050 delle società ad emissioni-zero (net-zero emissions), investendo in infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, ma puntando anche verso investimenti in altre aree, come il rimboschimento o l’afforestazione. Poco tempo dopo, la pandemia del Covid-19 ha provocato il crollo dei prezzi del gas e del greggio, in relazione al quale il direttore della IEA, Fatih Birol, ha ribadito la necessità di un ammodernamento delle strategie delle compagnie petrolifere rispetto al fatto di porsi come “guida della transizioni energetiche aumentando la quota di energie pulite nei loro piani di investimenti”. Lo stop forzato, mai verificatosi prima, dei viaggi e delle attività economiche e industriali, ha agevolato enormemente la riduzione delle emissioni globali di carbonio dell’industria fossile, toccando livelli pari a 2,5 miliardi di tonnellate, ossia al 5% in meno dell’anno in corso legato quindi alla diminuzione del consumo di carbone, gas e petrolio. Secondo un indagine promossa da The Guardian, tale elemento corrisponderebbe al più grande calo delle emissioni globali mai registrato nel’ambito dei combustibili fossili. Tuttavia Fatih Birol ha allertato rispetto al rischio di considerare il risultato come un successo rispetto alla crisi climatica, in quanto l’esito in realtà dipende “da un tracollo economico per il quale è a rischio il lavoro di centinaia di migliaia di persone, non alle corrette decisioni dei governi in termini di politiche climatiche”. Gli esperti tuttavia ci forniscono un dato ulteriore e rassicurante circa il fatto che prevedono una nuova diminuzione della domanda di greggio di 4 miliari di barili per il 2020 : crollo che corrisponderebbe a 1,8 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2 in meno.

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