Le Postille di Paolo Lutteri15 gennaio 2026
Senza pudore diplomatico, Trump vuole imporre la sua supremazia sugli americani e sul mondo. Gli piacciono i vassalli e gli adulatori e ha fatto sodalizio con i riccastri del tech, del petrolio e delle finanze. Disdegna leggi e regolamenti democratici, tribunali e immigrati, beffeggia e insulta i tapini in casa e oltre oceano. Diffida dell’uguaglianza di genere e dei cambiamenti climatici. Vorrebbe un controllo globale o almeno dalla Groenlandia allo Stretto di Magellano.
Le cronache ci hanno già raccontato degli imperatori, da Serse ad Augusto, da Qínshǐhuáng a Gengis, da Carlo Magno a Napoleone. Hanno avuto il loro successo e i loro applausi e per tanto/poco tempo anche molti dissenzienti hanno lodato e lodano ancora i loro regni autoritari.
La gestione del potere assoluto ha consentito, nelle varie epoche, un sostegno mediatico e burocratico a sovrani e dittatori, sì da renderli eroi della storia con scarse contestazioni.
Tuttavia, mentre la narrazione scritta del mondo si nutriva di questi gerarchi, il pensiero filosofico e la scienza sono cresciuti di qualità, evidenziando i concetti di identità, verità, libertà e i valori di giustizia e collaborazione.
Poco dopo il disastro della seconda guerra mondiale è nato un concetto di governance globale, concordabile attraverso istituzioni di Nazioni Unite, per garantire pace e progresso. Buone intenzioni di multilateralismo ma scarsi risultati.
Molti politici hanno espresso i loro istinti primitivi di celebrare la forza anziché la ragione. L’accumulazione capitalista (di stato o privata) di tecnologie, risorse energetiche e finanziarie è diventata un bisogno e sta dominando la comunicazione, i consumi, il progresso. Ma, se le figure apicali non gestiscono valori comuni, il progresso non c’è, o è solo di parte o di pochi.
In questo scenario odierno pieno di offerte economiche e di libidini politiche, le istituzioni educative e le carte scritte sembrano ingombranti da leggere, i titoli e i motteggi sui devices individuali prendono spesso il posto di programmi più ragionevoli e saggi.
Occorre che prima di tutto i grandi mediatori culturali, per esempio i giornalisti e i manager della comunicazione, se ne prendano coscienza e responsabilità. E si attivino con impegno, affinché la civiltà non torni al tempo della clava.
Paolo Lutteri
(L’immagine a corredo dell’articolo è una libera interpretazione di Intelligenza Artificiale)
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it