La condition post photographique, è il volume pubblicato per il mese della fotografia di Montrèal sotto la direzione di Joan Fontcuberta che con questa edizione arriva ad essere curatore della 14° mostra. Gli autori dei testi sono: Joan Fontcuberta, Derrick de Kerckhove, Suzanne Paquet, Fred Ritchin et David Tomas.

Derrick de Kerckhove parla di fotografia post moderna e delle opportunità offerte dalla fotografia grazie ai media digitali: “C’è differenza nel ruolo della luce quando si passa dalla fotografia analogica a quella dei codici digitali. Il vantaggio tecnologico si può considerare la manipolazione della fotografia? Con la fotografia digitale grazie ad un click si passa dall’esperienza frontale a una avvolgente fino all’immersione totale”.
La riflessione è d’attualità soprattutto se pensiamo a Oculus Rift, e agli altri gadget più semplici grazie ai quali la nostra esperienza fotografica cambia totalmente.

Il libro è un punto di riferimento importante che illustra le opere dei 29 artisti partecipanti alla Biennale Internazionale dell’Immagine Contemporanea.
I principali esperti del settore forniscono un’analisi critica delle condizioni post-fotografiche, esplorando la comunicazione e la trasmissione di dati visivi nel cyberspazio, i confini della realtà virtuale e di Internet come un nuovo spazio pubblico in cui il mondo è riflesso e modellato dalla proliferazione delle immagini. Questa pubblicazione ci invita a ripensare il ruolo della fotografia oggi.

L’era post-fotografica è caratterizzata dalla massificazione delle immagini, loro circolazione e loro disponibilità su Internet. Le fratture ontologiche che la tecnologia digitale sottopone la fotografia aggiungono profondi cambiamenti nei suoi valori sociali e funzionali. La cultura visiva post-fotografico è ben segnalata da un lato con una sfida virulenta alla nozione di paternità e, dall’altro, per legittimare pratiche appropriazionistiche. Condizione in questo nuovo contesto, le post-fotografie ci invita a mettere in discussione la natura della creazione e dei criteri di “artisticité”.