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Antonio Picasso, Stefano Polli e Renato Vichi, tre giornalisti esperti di politica estera, sono gli autori di un saggio, da poco pubblicato, dal titolo molto accattivante: Diplomazia della rissa. Parole alla deriva: cronaca di un mondo che non sa più parlarsi (Franco Angeli editore, 2025, pagg. 136, 22 euro). Un mondo nel quale è forte l’impatto delle nuove tecnologie. Esse – sostengono gli autori – hanno cambiato radicalmente anche il linguaggio della diplomazia e della comunicazione. L’informazione è diventata più immediata, ma spesso meno accurata e superficiale; la semplificazione del linguaggio ha portato a slogan e frasi a effetto, riducendo la qualità della comunicazione e infine la mancanza di regole nel settore delle nuove tecnologie ha contribuito alla diffusione di fake news.

Inoltre assistiamo a una “weaponizzazione” della parola che, trasformata in un’arma, contraddistingue tristemente la nostra epoca. Un fenomeno che si espande anche grazie a potenti apparati tecnologici in grado di propagarne gli effetti a ogni latitudine, come un’onda tellurica. La parola, da strumento di comunicazione, diventa strumento di contrapposizione. Le opinioni pubbliche, oggetto di massicce operazioni di condizionamento, si polarizzano. La verità perde il suo ruolo di porto sicuro della ragione per trasformarsi in vittima privilegiata della manipolazione. Quanto basta per capire che non si tratta di un problema per addetti ai lavori, ma di una questione che riguarda tutti. Il rischio che corriamo oggi è quello di assuefarci a questo stato di cose, di ritenerlo una sorta di corso inarrestabile della storia. Difendersi dal dilagante uso “militare” del linguaggio non è quindi solo un’operazione di igiene culturale, ma anche di riaffermazione del ruolo indispensabile della parola nella costruzione di relazioni internazionali.

La deriva attuale è sintetizzata in alcuni dei titoli dei 17 capitoli del saggio: Propaganda 2.0, in Ucraina si combatte anche con le parole; La narrazione di Putin, la storia sottosopra; La mappa del nuovo disordine mondiale; Maria Zakharova, l’artiglieria pesante delle parole.

In diplomazia – sostengono gli autori– le parole hanno un potere significativo e possono costruire o distruggere relazioni internazionali. La diplomazia richiede un linguaggio misurato e attento per evitare conflitti, perché l’uso di parole inappropriate può portare a malintesi e a una escalation di tensioni.

“Questo libro – scrive l’ambasciatore Giampiero Massolo, ex Presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e attuale presidente di Mundys, nella prefazione al saggio – vuole essere un’anticamera della pace, uno spazio di attesa e di coscienza, dove poter dare un contributo per imparare di nuovo ad abitare le parole giuste, quelle capaci di aprire strade e non di chiuderle, di costruire ponti e non di alzare muri. Perché senza un nuovo alfabeto di pace, il mondo continuerà a parlare la lingua della sua distruzione”.

 

 

 

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Cesare Protettì
Cesare Augusto Protettì, giornalista e saggista, è stato fino al gennaio 2016 il Direttore delle testate della Scuola di Formazione al Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma. Nei suoi 50 anni di attività precedente è stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews dopo la fusione con l’Asca), dopo una lunga carriera all’Ansa nei servizi Scientifico, Politico Parlamentare, Cronache Italiane e Diplomatico (poi Affari Internazionali). Ha seguito le visite in Italia dei capi di stato stranieri e l’attività dei Presidenti della Repubblica Cossiga e Scalfaro. Ha contribuito poi a far nascere, nel 1998, con un apposito progetto, il nuovo sito dell’Agenzia, poi evoluto in portale. E’ esperto in contenuti digitali ed editoria multimediale: ha insegnato queste materie nelle Università Luiss e Lumsa di Roma ed è autore di una decina di libri. Con Stefano Polli ha scritto E’ l’agenzia bellezza! Storia, teoria e tecniche del giornalismo d’agenzia (prima edizione nel 2007, seconda edizione nel 2021). E sempre con Polli ha curato il libro Pezzi di Storia (Istimedia edizioni, 2021), raccogliendo i contributi di una quarantina di colleghi delle agenzie di stampa e inquadrandoli nella storia dei vari anni, riassunta in utili pagine di raccordo. Ha collaborato al libro di Giovanni Giovannini Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945 (2004, Milano, Scheiwiller), di cui lo stesso Giovannini lo ha espressamente riconosciuto come “coautore”. Ha vinto premi di divulgazione scientifica, tra cui il Premio Glaxo (1982) e il Premio Smau (1989). Ha ricevuto una menzione speciale del Premio Diego Fabbri (sezione comunicazioni sociali) per il libro Bit e parole. Nel 1997 ha ideato il progetto Arte Elettronica e linguaggi televisivi, svolgendo poi consulenza progettuale ed editoriale per la grande mostra con grandi videoartisti italiani e stranieri nelle sale della Rai di Viale Mazzini 14. E’ stato collaboratore dell’Espresso, settimanale sul quale sono stati pubblicati diversi articoli di divulgazione scientifica e tecnologica. E’ stato, dal 1983 al 2020, nel Comitato di Direzione della rivista Media Duemila per la quale ha scritto oltre 800 tra articoli, interviste, commenti. Attualmente collabora con European Affairs e Italia Libera on line.