Ho trovato moto interessante che i giornalisti stanno perdendo interesse per le piattaforme dei social media. Questa novità la suggerisce un’analisi di 11 anni di previsioni del Nieman Lab. Per oltre un decennio, i social media sono stati il grande esperimento della connessione umana. I giornalisti li hanno accolti come ponti verso il pubblico, strumenti per condividere, ascoltare e costruire una nuova comunità digitale.
Oggi secondo quanto scrivono quell’entusiasmo si è incrinato: “Le piattaforme che promettevano trasparenza e dialogo sono diventate spazi di rumore, disinformazione e ostilità – si legge nell’articolo – . Non stupisce che il giornalismo guardi ora ai social con crescente diffidenza: da luoghi di relazione a macchine di distrazione”.
In ogni caso gli studi mostrano che, pur disillusi dalle piattaforme, i giornalisti non hanno perso fiducia nel pubblico. Credono ancora che le persone vogliano comprendere, non solo reagire; che esista un desiderio di verità più forte del frastuono algoritmico.
Siamo di fronte a un passaggio decisivo: dalla connessione automatica alla comunicazione consapevole, quello che io definisco il ritorno dell’importanza e del recupero del senso comune e della coesione sociale.
Il giornalismo sta cercando nuovi linguaggi per dialogare direttamente con le menti e i cuori, senza la mediazione delle piattaforme.
Forse questo è il vero inizio di una nuova era dell’informazione: quella in cui l’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana imparano a parlarsi, restituendo alla parola il suo valore più autentico — quello di costruire significato, fiducia e futuro.
E di questo parleremo nella prossima edizione di Nostalgia di Futuro il 25 novembre a Milano presso Mediaset (Viale Europa 48 Cologno Monzese). Il futuro per un’informazione tra uomo e macchina: verso un nuovo linguaggio? Registrati a questo link.
