Lo scorso lunedì 8 marzo i membri del Parlamento europeo hanno discusso nel corso della assemblea plenaria, il testo elaborato dalla Commissione giuridica in relazione alle responsabilità delle imprese rispetto alla violazione dei diritti umani e sociali e in riferimento al rispetto dell’ambiente e al cambiamento climatico. Lo scopo è sollecitare la Commissione europea affinché presenti una legge che obblighi le aziende UE a rispettare il “dovere di diligenza per una condotta responsabile” riguardo i principi sopraindicati. Entro giugno dunque si attende la proposta della Commissione Ue in materia di ambiente e diritti umani, già preannunciata nel 2020 dal Commissario per la Giustizia Didier Reynders. Nel pieno della crisi sanitaria legata al Covid-19, lo scorso aprile 2020, Reynders infatti si impegnò per un’ iniziativa legislativa sulla “due diligence” (dovuta diligenza rispetto al valore e alle condizione di un’ azienda”) e sulla “governace responsabile” delle imprese (Sustainable Corporate Governance.) anticipando l’attuazione di una legislazione europea in tal senso. Tale piano legislativo impone a tutte le grandi aziende europee (ad es. le grandi imprese del settore petrolifero, della moda, dell’elettronica ed agroalimentari), l’obbligo di implementare il processo di “due diligence” al fine di prevenire : I. “qualsiasi effetto negativo sui diritti umani e ambiente in tutta la catena di valore”, II. Divieto di importazione di prodotti legati a gravi violazioni dei diritti umani come il lavoro forzato o minorile. III. Le regole da applicarsi alle imprese che operano nel mercato unico, comprese quelle stabilite al di fuori dell’UE. IV. Sono previste infine delle sanzioni per il mancato rispetto e per i danni, nonché un supporto legale per le vittime nei paesi terzi, con la possibilità per queste di usufruire di risarcimenti effettivi. Molte delle più importanti multinazionali della tecnologia infatti, sono state accusate di aver favorito consapevolmente il lavoro minorile in paesi come la Repubblica Democratica del Congo, per l’estrazione del cobalto, minerale essenziale per le batterie dei computer, smartphone ed auto elettriche. Gli europarlamentari chiedono quindi con forza che venga vietata l’importazione di prodotti collegati alle violazioni di diritti umani. Le norme vincolanti UE sulla dovuta diligenza obbligherebbero pertanto le stesse imprese a monitorare, individuare e prevenire i danni verso l’ambiente, con particolare riferimento al cambiamento climatico o alla deforestazione, e a garantire un “buon governo” contro i rischi della corruzione. Secondo i membri del Parlamento europeo, simili vincoli dovrebbero riguardare anche le imprese extraeuropee, il che significa che tutte le aziende intenzionate ad entrare nel mercato europeo, dovrebbero comprovare il rispetto degli obblighi di dovuta diligenza in materia ambientale e di diritti umani. Il testo è stato approvato a Strasburgo con 504 voti favorevoli. Secondo inoltre alcuni studi condotti dalla Commissione europea, soltanto il 37% delle imprese nell’UE ha adottato modelli di “due diligence”. Il comunicato di Reynders si allinea quindi con i progressi degli ultimi anni su scala  globale in tema Impresa e Diritti Umani. Un dato interessante da rilevare in tal senso inoltre, riguarda il fatto che la Francia sia stata il primo Stato ad adottare nel 2017  una legge specifica sulla due devoir de vigilance”, seguita nel 2019 dall’Olanda con un’analoga legge obbligatoria in materia di lavoro minorile. Al termine della votazione la deputata olandese Lara Wolters ha così commentato –“La nuova legge sulla due diligence aziendale, stabilirà lo standard per una condotta aziendale responsabile in Europa e oltre. Ci rifiutiamo di accettare che la deforestazione o il lavoro forzato facciano parte delle catene di approvvigionamento globali. Le aziende dovranno evitare e affrontare i danni arrecati alle persone e al pianeta”.

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